domenica 22 gennaio 2012

La crescita possibile

La notizia è che Roger Abravanel, autore di Meritocrazia, e Luca D'Agnese, coautore con lui di Regole, stanno scrivendo un nuovo libro. Conterrà un'agenda di governo: per quel che resta del governo Monti e per quello che verrà dopo. Uscirà, probabilmente a maggio, per i tipi dell'editore Garzanti. Titolo provvisorio: La crescita possibile.
(Qui i gruppi Meritocrazia su Facebook e Meritocrazia su LinkedIn, e la pagina Regole su Facebook.)

domenica 15 gennaio 2012

Piccoli segni di Paese normale

Mario Monti stringe la mano al Papa invece di inchinarsi e baciargli l'anello.
Elsa Fornero chiede ai giornalisti di essere chiamata Fornero, non "la Fornero".
In questo governo si può avere i capelli bianchi e non doverli per forza tingere. Si può avere una ruga in mezzo alla fronte e non doverla botulinizzare. Si possono persino avere le orecchie a sventola senza che sia obbligatoria la correzione chirurgica.
E' vero che è solo forma e che c'è tanto lavoro di sostanza da fare. Ma sono piccole cose, segnali incoraggianti, primi sintomi di Paese normale.

sabato 3 dicembre 2011

In galera. Per sopravvivere

Nota: il titolo e il contenuto di questo post sono quelli di un articolo di Ernesto Galli della Loggia comparso sulla rivista Style dell'ottobre 2011. Avrei preferito linkarlo e commentarlo, ma non l'ho trovato da nessuna parte in rete, nemmeno nelle rassegne stampa, quindi l'ho trascritto. L'enfasi è mia. Mi sembra una buona lettura per un weekend di manovra.

Lo so che con quello che dico mi accingo a scrivere sto per violare i principi consacrati della libertà individuale e dell'antistatalismo cari - e giustamente! - al rigoroso liberalismo dei miei amici Giuseppe Bedeschi e Piero Ostellino. Ma evidentemente delle due l'una: o io non ho la loro stessa fermezza teorica, sono un liberale per così dire all'acqua di rose, oppure sono talmente infuriato da mettere da parte, a causa dell'esasperazione, qualunque principio. In effetti è così: sono esasperato. E di conseguenza ho deciso di infischiarmene del liberalismo, del garantismo, della presunzione d'innocenza e compagnia bella. Me ne infischio di qualunque norma o comandamento ideologico purché mi sia consentito di raggiungere lo scopo che inseguo da una vita: vedere finalmente un evasore fiscale - almeno uno! - in manette.

E' basso desiderio di vendetta? Non solo, non solo. Certo, lo ammetto, il desiderio di vendetta c'è verso chi si sottrae a un dovere al quale io invece mi sottometto. "Perché tu sì e io no? Così t'impari a fare il furbo!". Ma c'è un motivo più importante di quello della vendetta dietro il mio desiderio di vedere gli evasori smascherati anche con metodi poco ortodossi e schiaffati in galera. Se si trattasse solo di vendetta i rimbrotti dei custodi del liberalismo sarebbero alla fin fine giustificati: lo Stato non conosce (e tanto meno è autorizzato a praticare) la vendetta. Ma qui, io credo, si tratta di qualcosa d'altro: si tratta di legittima difesa e di salvezza della Repubblica. Cioè di circostanze eccezionali nelle quali è lecito mettere da parte i principi e le norme che regolano abitualmente una società perché in gioco è in qualche modo la vita stessa di quella società, la sua sopravvivenza. Circostanze nelle quali diventa ammissibile anche l'impiego di mezzi o l'adozione di comportamenti altrimenti proibiti.

Mi viene in mente quanto accadde a suo tempo con il terrorismo e quanto accade ancora oggi con la criminalità organizzata. Per far fronte all'attacco del primo e per spezzare i legami tra i capi criminali in carcere e i loro gregari in libertà, lo Stato italiano ha adottato pratiche d'azione (ricordo l'episodio di via Fracchia a Genova, all'indomani dell'assassinio di un carabiniere nella stessa città, gli uomini del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa irruppero in un covo delle Brigate rosse provocando la morte di quattro terroristi) e/o provvedimenti legislativi (vedi la legislazione premiale sui pentiti, o ancora di più il 41 bis sul carcere duro in regime d'isolamento per mafiosi e camorristi) che certamente avrebbero dovuto, e dovrebbero, far storcere parecchio il naso ai custodi del liberalismo, del garantismo, dello Stato di diritto ecc. ecc. Eppure, che io ricordi (posso sbagliarmi, e allora sono pronto a ricredermi e a scusarmi) né Ostellino né Bedeschi - a differenza per esempio dei radicali - hanno trovato nulla da ridire in merito. Evidentemente perché nei casi che ho ricordato esiste una questione di forza maggiore che s'impone su qualsiasi altra.

Ebbene, la stessa cosa può dirsi, eccome, per l'evasione fiscale. Oggi sul problema della finanza pubblica lo Stato italiano si gioca né più né meno che la sua stessa sopravvivenza, la sopravvivenza della sua sovranità, della sua possibilità di esistere come soggetto politico autonomo. L'evasione fiscale, insomma, cari amici liberali, distrugge di fatto le basi della convivenza sociale e dell'esistenza dello Stato. E noi di fronte a un pericolo del genere dovremmo farci fermare da qualche scrupolo garantista sulla privacy o sulla scarsa moralità della delazione? Ma vogliamo scherzare?

domenica 27 novembre 2011

Bambini a Milano, sabato 3 dicembre alla scoperta di Pipilotti Rist

Quello che vedete in questa foto non è solo un lampadario fatto di mutande, ma anche un'opera (Cape Cod Chandelier) dell'artista svizzera Pipilotti Rist, parte della sua mostra Parasimpatico in corso all'ex Cinema Manzoni, a cura di Massimiliano Gioni (fino al 18 dicembre).
Sabato 3 dicembre ci saranno quattro visite guidate dedicate ai bambini dai cinque anni in su (ore 11:30, 14:30, 16:00 e 17:30). Dal comunicato che racconta l'iniziativa:
A ogni bambino verrà data una torcia elettrica, per permettergli di muoversi con facilità negli spazi del cinema: in piccoli gruppi, con la guida degli operatori, i piccoli visitatori esploreranno in lungo e in largo la mostra. Come in una speciale caccia al tesoro, i bambini dovranno aguzzare la vista e scoprire il maggior numero di oggetti nascosti all’interno dei lavori dell’artista svizzera. Oggetti che molto spesso sono presentati fuori dal contesto quotidiano e sono messi in scena in modo ironico e inusuale. Le torce diventeranno in questo modo l’elemento simbolico per dialogare con il mondo di Pipilotti Rist, strumento di gioco e insieme di conoscenza. I bambini si trasformeranno così in piccoli “critici”, invitati a osservare le opere esposte anche nei minimi dettagli. Di fronte all’universo incantato di Pipilotti Rist – la Pippi Calzelunghe dell’arte contemporanea – fatto di lampadari di biancheria intima, bolle di sapone giganti, luci variopinte, prati fioriti e animali curiosi – i bimbi saranno chiamati a parlare di quello che vedono, a esprimere i loro pensieri, a raccontare le storie che si nascondono dietro agli oggetti e ai personaggi in cui si imbatteranno. A conclusione di questo percorso di scoperta, i piccoli visitatori dovranno scrivere o disegnare quello che hanno visto, reinterpretandolo secondo la loro personale sensibilità, esperienza e fantasia.
La prenotazione è obbligatoria (rsvp@fondazionenicolatrussardi.com).

domenica 20 novembre 2011

Donne e mercato del lavoro, una modesta proposta


Uno dei fattori che distinguono l'Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizioni di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese è una questione indifferibile.
È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.
Sono parole del Presidente del Consiglio Mario Monti, tratte dal discorso con il quale ha chiesto e ottenuto, giovedì 17 novembre, la fiducia del Senato. Delle "questioni che riguardano" le donne parlo da tempo in questo blog, e sapete che ho sostenuto la legge Golfo-Mosca sulla rappresentanza di genere nei CdA e il congedo di paternità obbligatorio, mentre ho qualche dubbio di costituzionalità sulla proposta Alesina-Ichino di "tassazione differenziata per le donne", citata anche dal Presidente Monti, e penso che gli asili nido siano di grande aiuto alle madri come individui, ma non siano la risposta a livello sistemico.
E' altresì ovvio che la tutela della maternità debba essere parificata tra lavoratrici dipendenti e lavoratrici autonome: ma qui c'è qualcosa che nessuno dice: parificare vuol dire che la maternità delle lavoratrici dipendenti deve essere più breve.
Il fronte di quelli che vogliono le donne a casa è molto ampio, quindi accorciare la maternità potrebbe essere ancora più difficile e controverso che spostare l'età pensionabile degli italiani. Parlate però con chi gestisce un'impresa, e vi dirà che spesso si abusa delle tutele a disposizione. Non so se è vero e non ho trovato una fonte che corrobori questo dato per il complesso delle aziende italiane, ma un imprenditore con cui ho parlato mi ha detto: "Per qualche strana ragione, il 70% delle gravidanze in azienda sono gravidanze a rischio" (ed è un posto in cui si fa lavoro d'ufficio, non una fonderia o una miniera). Se così fosse, si tratterebbe di un grave abuso da parte di donne che, approfittando di certificati emessi da medici compiacenti, si procurano un vantaggio personale, ma causano un danno a tutte le altre donne, quelle che vogliono fare carriera ma sono discriminate perché il datore di lavoro teme che possano comportarsi come le colleghe che stanno a casa un anno e mezzo per ogni figlio. E allora, ecco la modesta proposta: cominciamo dal reprimere questi abusi. In galera i medici che firmano i finti certificati di gravidanza a rischio. 
Poi, facciamo anche le riforme.

#donnealgoverno, va bene così

Effettivamente è stata una buona cosa che Mario Monti conoscesse delle donne che io non conoscevo.
Buon lavoro, signore Ministro.

 


domenica 13 novembre 2011

Le carriere delle #donnealgoverno

In queste ore di consultazioni, mentre il Presidente Napolitano sente le varie forze parlamentari e il Senatore Monti compone il domino della lista dei ministri, molte donne (pochi uomini, a dire il vero) chiedono loro di poter vedere anche donne al governo.

Ce ne sono molte che avrebbero la lucidità e l'indipendenza necessaria per far parte a pieno titolo di un governo tecnico. Si sono fatti i nomi di Anna Maria Tarantola, Livia Pomodoro, Luisa Torchia. Ma continuano purtroppo a sembrare outsider, pur avendo alle spalle lunghe carriere, spesso da civil servant.

Io ho fatto, d'istinto, tre nomi: Emma Bonino, Lucrezia Reichlin e Irene Tinagli. Della prima sono fan da tempo, e ritengo che sia stata abbastanza secchiona nel corso della sua carriera, avendo imparato tutto quello che le si parava davanti, dai trattati internazionali sulla pesca alla lingua araba parlata al Cairo, da poter affrontare qualsiasi ruolo di ministro navigato ma "tecnico", senza ideologie che non siano meritocrazia e liberismo. Reichlin e Tinagli sono meno conosciute; Tinagli ha avuto un breve flirt con la politica, Reichlin prudentemente no (ma deve averne respirata in famiglia, prima di lasciare l'Italia): entrambe, triste a dirsi, sono emigrate per poter fare la carriera accademica che desideravano: nel caso di Reichlin, non esistevano ancora i dottorati di ricerca. Hanno mantenuto i legami con l'Italia che si possono mantenere quando ormai le radici sono altrove, una come independent board member per una multinazionale basata in Italia, l'altra come editorialista per una testata italiana. La loro storia la dice lunga su come l'Italia ha ignorato i talenti delle donne. Che possano essere persuase a tornare?


martedì 1 novembre 2011

"Scrivere è tornare a casa"

Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera.
Anna Maria Ortese in un'intervista del 1977, ora in Corpo Celeste, Adelphi, 1997.

lunedì 31 ottobre 2011

Nooo, il quoziente familiare nooo

Che poi, va benissimo che chi ha figli minori a carico possa usufruire di detrazioni d'imposta. La natalità, i bimbi, il futuro, tutte cose sacrosante. Ma quando si dice "A parità di reddito paghi meno la famiglia con più componenti", si propone una cosa che nemmeno la vecchia Democrazia Cristiana era riuscita a infliggere al nostro ordinamento fiscale, ovvero che anche la moglie possa essere considerata come un minore a carico e abbattere l'aliquota marginale sul reddito del "capofamiglia". (Post che forse avete già letto, e se è così spero che siano come la ribollita, che viene più buona a forza di ribollirla: qui, qui e qui.)

Caro contribuente, se hai la moglie a carico io non credo affatto che tu debba godere di uno sconto fiscale: anzi, credo che tu ti stia permettendo un lusso. Se tua moglie non si mantiene da sola, è come la barca, il circolo, la palestra, il maneggio, il pezzo di antiquariato o la pay tv: ti deve entrare nel redditometro.

Se poi tua moglie è in cerca di occupazione, ma non la trova, deve entrare nelle statistiche dei disoccupati, non in quelle delle casalinghe. E dovrebbe arrivare un sussidio di disoccupazione a lei, non certo uno sconto sulle imposte sul reddito a te.

"Il linguaggio per me è il grado più alto della realtà"

Sono un individuo capace di andare molto lontano in nome delle sue convinzioni semantiche. Il linguaggio per me è la forma più alta della realtà.
Così Amélie Nothomb a se stessa nel suo più recente romanzo, Una forma di vita. Ve ne cito un altro passo (traduzione di Monica Capuani):
Rari sono gli individui la cui compagnia è per me più piacevole di quanto lo sarebbe una loro missiva - ammesso, ovviamente, che possiedano un minimo di talento epistolare. Per la maggior parte della gente una simile affermazione costituisce l'ammissione di una debolezza, un deficit di energia, di un'incapacità ad affrontare il reale. "Lei non ama le persone in carne e ossa" mi hanno detto spesso. Insorgo. Perché gli individui dovrebbero essere più veri quando li hai di fronte? Perché la loro verità non potrebbe apparire meglio, o semplicemente in modo diverso, in una lettera?
L'unica certezza è che questo dipende dalle persone. C'è chi ci guadagna a essere conosciuto da vicino e chi ci guadagna a essere letto. [...] La lettura consente di scoprire l'altro conservando la profondità che si ha unicamente quando si è soli.