sabato 27 gennaio 2007

Musée du Quai Branly, o l'universalità del mito

Oggi sono stata al Musée du Quai Branly, una nave spaziale calata sul lungosenna dalla fertile mente di Jean Nouvel e riempita di artefatti provenienti dai quattro angoli del mondo (Europa esclusa) da stuoli di curatori francesi specializzati in antropologia, etnografia, archeologia, musicologia, tappetologia e chi più ne ha più ne metta.

La teoria di Claude Lévi-Strauss sulla matrice comune di tutti i miti è una delle idee forti ed esplicite alla base dell'idea stessa di costruire un museo in cui convivono culture così diverse. Ma l'allestimento, pur spettacolare (l'Oceania il continente più sorprendente), finisce per affaticare il visitatore: l'illuminazione a tratti scarseggia, i cartellini con le mappe sono poco leggibili, l'attenzione cala e diventa difficile capire se siamo in Siberia o in Nepal, in Ecuador o in Mali. E' un museo da visitare con guide esperte, o almeno ascoltando l'audioguida, un continente alla volta. Ho guardato con attenzione un kipu Inca, ma solo perché avevo letto di recente un articolo sui matematici al lavoro per decifrarne il codice di nodi e stringhe. Chissà quante altre cose misteriose e affascinanti non ho capito?

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