Dacia Maraini, il Financial Times e le donne in Italia
Dacia Maraini, con cui ho già avuto occasione di trovarmi veementemente d'accordo, interviene oggi sul Corriere a proposito dell'articolo di Adrian Michaels sul Financial Times dello scorso weekend:
Una persona umana, uomo o donna che sia, è fatta di tante cose: un corpo più o meno piacente, certo, ma anche una voce che sappia esprimere idee, una capacità dialettica, uno spessore culturale, uno sguardo intelligente, una gestualità che rivela il carattere. Tutto questo accompagna la presenza di un corpo maschile sullo schermo. Di fronte a un corpo femminile invece è come se una mano brutale spingesse indietro tutto ciò che non è esteriore: quasi che un pensiero originale, un carattere vivo, delle idee personali, una cultura profonda mettessero in pericolo l'equilibrio della trasmissione. Quello che conta è solo la capacità di attrarre lo sguardo e il desiderio maschili. [...] Le donne, salvo quelle con un forte senso della dignità personale, si spogliano sempre di più, ritenendo che questa sia la regola del grande mercato mediatico. Se non si adeguano, saranno escluse.E questo non avviene solo nel circo mediatico: abbiamo tutte visto grandi aziende italiane che sembrano lupanari, con la gara tra segretarie a chi si scoscia di più, in un display di sottomissione da far paura (piuttosto un bel velo islamico, viene da dire). Molto più raro - ma forse l'unico efficace: à la guerre comme à la guerre - l'uso del corpo da una posizione di potere, quello della donna che ha fatto carriera con la testa e adesso in più ci mette l'immagine, arma supplementare usata con ironia e per libera scelta (ri-cito Virginie Despentes: "Agli uomini piace pensare che quello che le donne preferiscono è sedurli ed eccitarli. [...] OK, è vero, è gradevole stordirli a suon di décolleté e rossetti. Può anche esser bello travestirsi da Topolino per distrarre i bambini, ma si possono desiderare altre cose. Per esempio, non lavorare alla Disney.")
Continua Maraini:
... ad una maggiore libertà di esibizione seduttiva corrisponde una riduzione delle vere libertà femminili: la libertà di lavoro, di rappresentanza, di promozione professionale, di incarichi di prestigio. Più ci si propone come oggetti del desiderio e meno si conta sul piano professionale e politico.Io qualche idea - per tutte le altre, dico, non per quelle che lavorano nel mondo dello spettacolo - ce l'avrei; un principio di agenda, un embrione di programma, e l'ho messo per iscritto: richiede che sappiamo mettere dei paletti, che impariamo a dire di no; che pratichiamo un po' di sano egoismo.
Fatemi sapere che cosa ne pensate.
2 comments:
Hai toccato uno dei tanti servizi di cui Milano è carente. E' una città che ci chiede 7000 euro/mq per abitare in una zona semi-centrale eppure non ci compensa con servizi di valore. Vogliamo ad esempio parlare dei taxisti? Si oppongono all'aumento delle licenze in nome di uno standard di qualità che faccio fatica a vedere (mai provato a cercare un taxi in una settimana di fiera? oppure a chiamare un taxi per l'aeroporto avendo valigie, e trovarsi una vecchia punto senza poggiatesta?? oppure ancora a scendere sotto casa 10 minuti prima dell'orario richiesto e trovare il taxi già lì con il tassametro a 12 euro!!!)
Altro esempio: mancano catene di ristoranti curati e poco costosi (del tipo casual-dining, come il wagamama tanto per citarne uno).
Bisognerebbe fare un censimento dei servizi che mancano a Milano!
Questo ti può interessare (posto l'articolo per intero e non solo il link, visto l'accesso limitato nel tempo ai contenuti nel sito dove ho trovato il testo):
"SORPASSO ROSA" A NEW YORK: LE DONNE LAUREATE TRA I 21 E I 30 CHE LAVORANO A TEMPO PIENO GUADAGNANO PIÙ DEGLI UOMINI LORO COETANEI - NEL 1970 LA RETRIBUZIONE MEDIA DI UNA GIOVANE NEWYORCHESE ERA DI 7000 DOLLARI PIÙ BASSA DI QUELLA DI UN SUO COETANEO…
Rosalba Castelletti per La Repubblica
Le conquiste delle donne nel lavoro sono lente e faticose, ma oltre Oceano, nelle grandi città statunitensi come New York, il cosiddetto "sorpasso rosa" è avvenuto: qui, le donne, almeno quelle laureate tra i 21 e i 30 anni che lavorano a tempo pieno, guadagnano più degli uomini loro coetanei. Secondo l´analisi dei dati dell´ultimo censimento statunitense effettuata da Andrew A. Beveridge, un demografo del Queens College, e ripresa dalla Gotham Gazette, a New York le donne guadagnano in media il 17% in più rispetto agli uomini: 35.653 dollari l´anno (oltre 25.800 euro) contro 30.560 dollari (circa 22.100 euro). A Dallas lo scarto è persino del 20% sebbene lo stipendio medio femminile sia più basso che a New York.
Un «dato sorprendente», come lo ha definito Martin Kohli, economista dell´Ufficio federale di statistiche del lavoro. Ancora più se lo si compara alle percentuali nostrane: appena una settimana fa, a Bruxelles, Vladimir Špidla, commissario per l´Occupazione e le pari opportunità dell´Ue, ha confermato che in Europa persiste uno scarto retributivo a sfavore delle donne del 15%.
Il cammino negli Usa è stato tuttavia lento: nel 1970 la retribuzione media di una giovane newyorchese era di 7000 dollari (5000 euro) più bassa di quella di un suo coetaneo. L´inversione di tendenza nella metropoli è iniziata solo nel 2000, a Los Angeles, Dallas, Chicago, Boston e Minneapolis un po´ prima, mentre il "sorpasso" è avvenuto solo due anni fa e ora ci si interroga sulle possibili ragioni. La risposta più comune data dagli scienziati è che il numero delle donne che accedono al mercato del lavoro con un titolo universitario è superiore a quello degli uomini: a New York, per esempio, le laureate sono il 53% delle donne contro il 38% dei loro coetanei.
Il divario però si inverte nel resto del paese, dove le donne guadagnano l´11% in meno rispetto agli uomini, o se si considerano professioni bancarie o finanziarie. Ma - secondo un rapporto diffuso ieri in Gran Bretagna da "National Savings & investment" - nel 2015 le donne supereranno gli uomini anche nella finanza.
Ogni conquista ha però il suo prezzo. «È molto più probabile che le cittadine laureate siano nubili e non abbiano figli rispetto alle loro sorelle che vivono fuori città, così possono dedicarsi alla carriera» osserva Andrew Hacker, autore di "Mismatch: The growing gulf between men and women" ("Il divario: il crescente abisso tra uomini e donne"). E proprio nelle rinunce risiederebbe secondo alcuni il vero motivo del recente scavalcamento: «Sembra che le donne tendano a prendersi meno tempo tra il college e il praticantato e perciò guadagnano di più a una più giovane età», osserva Melissa J. Manfro, un´avvocatessa ventiquattrenne newyorchese.
«Mi piacerebbe dire», continua, «che ciò significhi che le donne sanno quello che vogliono prima degli uomini, ma probabilmente ha molto più a che fare con il fatto sfortunato che le donne hanno bisogno di tenere a mente i vincoli dei loro tempi biologici e sentono la pressione di costruire un´intera carriera prima di dedicarsi a matrimonio e figli».
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