sabato 17 maggio 2008

Per quattro pepite in più

Ogni volta che il nostro governo ribadisce l'intenzione di introdurre il quoziente familiare, mi viene l'orticaria.

Si leva, ogni tanto, qualche voce che rende conto degli effetti perversi di questa misura. Ma con le ricette che si leggono in giro (evitare l'aborto tramite la leva fiscale? in quale film?), tendo ad essere pessimista. Eppure basterebbero due conti per spiegare che il quoziente familiare è una misura contro le donne, perché ne disincentiva la partecipazione al mercato del lavoro. Provo a fare un esempio, la cui semplicità i lettori mi perdoneranno.

Pino e Pina sono una coppia sposata che vive nella Repubblica delle Banane. L'unità monetaria della Repubblica delle banane è la Pepita, che equivale a circa mille euro. Come in Italia nel momento in cui scrivo, nella Repubblica delle Banane vale il principio della tassazione individuale e progressiva dei redditi. Ma contrariamente all'Italia, la Repubblica delle Banane ha un sistema fiscale molto semplice, con due scaglioni di reddito e due aliquote:

  • Per tutti i redditi fino a 40 pepite, l'aliquota è il 20%;
  • Per lo scaglione di reddito sopra le 40 pepite, l'aliquota è il 40%.
Pino guadagna 80 pepite l'anno, ne paga 24 in imposte sul reddito, e ne porta a casa 56 come retribuzione netta. La sue aliquota media è il 30%, quella marginale il 40%.
Pina guadagna 20 pepite l'anno, ne paga 4 in imposte sul reddito, e ne porta a casa 16 come retribuzione netta. La sua aliquota media e marginale è il 20%.

Un giorno Pina lascia temporaneamente il lavoro per un qualsiasi motivo (tornare a studiare, accudire un familiare gravemente malato, non ha importanza). I due sono comprensibilmente preoccupati (come reggerà l'economia domestica con 16 pepite in meno?), ma decidono che per un periodo limitato possono vivere senza problemi con le 56 pepite nette che guadagna Pino.

Il giorno dopo, il primo ministro della Repubblica delle Banane annuncia una grande innovazione per le famiglie: il quoziente familiare. Questo vuol dire che il reddito lordo dei componenti della famiglia si somma, si divide per un quoziente legato al numero di componenti della famiglia stessa, e si tassa come se fosse costituito da altrettanti redditi individuali.

La prima reazione di Pino e Pina è di contentezza: con il quoziente familiare, poiché Pina è temporaneamente fuori dal mercato del lavoro, il reddito lordo di Pino (sempre 80 pepite) paga sole 16 pepite di imposte, e a Pino resta una retribuzione netta di 64 pepite. Un bel vantaggio, no?
A pensarci, però, la contentezza di Pina è mitigata dal rendersi conto che il suo stare a casa, combinato al quoziente familiare, ha fruttato a Pino uno sconto fiscale di 8 pepite. Se infatti con la tassazione individuale il carico fiscale per Pino era di 24 pepite, con il nuovo sistema è di sole 16: in pratica Pino potrebbe offrire a Pina di tasca sua 8 pepite l'anno per starsene a casa, e non starebbe peggio di prima. Se Pino fosse single, per ridurre il suo carico fiscale quasi quasi gli converrebbe sposare una donna che non lavora fuori casa. Questo vuole anche dire che il lavoro domestico di Pina (cucinare, pulire, accudire il genitore malato) vale 8 pepite. Davvero, non è un gran che (Pina, ricorderete, era abituata a portare a casa 16 pepite nette in busta).

(Anche Cris e Tina, una coppia di amiche di Pino e Pina, vorrebbero usufruire del quoziente familiare, ma non possono, perché sono due donne e nella Repubblica delle Banane non è loro permesso sposarsi. Ma questo è solo un ulteriore motivo di amarezza.)

L'anno successivo, Pina pensa di rientrare al lavoro e riprendere la sua posizione da 20 pepite lorde l'anno. Ed ecco l'amara sorpresa: con il meccanismo del quoziente familiare, il reddito di Pina si cumulerebbe a quello di Pino e il risultato si dividerebbe per due. Il carico fiscale della coppia salirebbe a 24 pepite, le 16 di prima più 8 pepite pagate sul reddito lordo di Pina. Avete capito bene: il reddito di Pina "diventerebbe" il secondo scaglione del reddito della coppia, e pagherebbe 8 pepite su 20, ovvero sarebbe interamente assoggettato all'aliquota del 40%, anziché a quella del 20% che Pina pagava prima di tutti questi cambiamenti.

Se Pina rimane a casa, il suo lavoro, come abbiamo visto, "vale" 8 pepite, quelle che fa risparmiare a Pino. Se torna a lavorare fuori casa, il suo lavoro vale 12 pepite: quelle che le restano in tasca.

Ora, con questo sistema, perché secondo voi Pina dovrebbe tornare al suo lavoro?
Per quattro pepite in più?

11 comments:

Yogasadhaka ha detto...

Molto gradevole e chiaro l'esempio. Pero' non si capisce bene perché non dovrebbe funzionare anche al contrario.

In realtà lo so. Nella mia lunga e vasta esperienza ho provato sia ad avere un capo donna, sia ad avere una fidanzata che guadagnava più di me. Attualmente, anche la mia ex moglie guadagna più di me. Il che, confessando una cosa del genere, non depone molto a favore del mio status sociale. A me personalmente non crea problemi (dal punto di vista psicologico intendo) ma dal punto di vista pratico nel rapporto uomo-donna non è per niente facile. Perche' comunque, mi sembra, voi donne vi aspettate la parità in generale, ma dall'uomo di turno vi aspettate che comunque sia l'alpha male del gruppo.

Probabilmente è anche un problema culturale di una (lunga) fase di transizione. Però in questo frattempo l'uomo stagista con la fidanzata dirigente fa un po' fatica a mantenersi all'altezza delle aspettative della partner. :-)

greenkey ha detto...

Scusami ma non ho capito il tuo ragionamento, cioè ho capito benissimo i calcoli ma non capisco perchè ti poni la domanda.

Abbiamo stabilito che se Pina sta a casa, con il quoziente familiare hanno 8 pepite in più, mi sembra una cosa positiva.
A questo punto ci si chiede: "perchè Pina deve tornare al lavoro?", le possibilità sono due:
1) passione/voglia/interesse...
2) soldi
Se il motivo è il primo direi che non c'è nulla che vieta di farlo, se è il secondo nemmeno, anche perchè sempre con il quoziente famigliare i soldi in casa saranno comunque di più!
Dai calcoli che ho fatto viene fuori che con il quoziente famigliare Pino e Pina ci guadagnano in ogni caso.

L'unica cosa che si perde è il "peso" che il secondo lavoratore ha sull'economia della famiglia, è un problema?

Ma forse non ho capito bene io dove sta il problema...

Mat ha detto...

Sicuramente diventa un incentivo alle donne a non lavorare. E ciò non è bello, perché anche le donne devono avere gli stessi diritti degli uomini. Però in parte diventa una cosa positiva, perché al giorno d'oggi campare con un solo stipendio è fatica. Torneremmo alla situazione in cui chi va a lavorare è solo l'uomo. Secondo me servirebbe una soluzione intermedia, dove la famiglia con un unico stipendio campa bene lo stesso, e la famiglia con due redditi non abbia così poco vantaggio a far lavorare anche la donna.

Anonimo ha detto...

Ma chi l'ha detto che tutte le donne vogliono lavorare e fare carriera? Esistono ancora donne che scelgono la famiglia convinte che dedicarsi ad essa sia la scelta giusta; il vantaggio economico per una famiglia così organizzata è evidente; ne guadagnerebbe sicuramente l'educazione dei figli che invece di essere "abbandonati" avrebbero la possibilità di essere seguiti di più e meglio, con benefici per la società che non voglio affrontare in questa sede..

Anonimo ha detto...

leggendo i commenti mi pare non abbiate centrato il problema.

Se Pina prima andava a lavorare aveva disponibili 16 pepite, con il quoziente familiare tornando a lavorare ne avrà a disposizione solo più 12!!!
Perdere 4 pepite del suo reddito!

Questo vi sembra che aiuti le famiglie???

Senza contare che se Pina va a lavorare ha bisogno di un automobile con relativa assicurazione bollo e spese per la benzina, inoltre dovrà pagare una badante per il familiare e magari dovrà mangiare fuori casa. Il risultato è che le 4 pepite in più si non saranno per nulla sufficenti e alla famiglia converrà che Pina perda la sua autonomia economica, visto che restano più soldi (del marito) se lei non lavora...
Il sistema può rilevarsi pericoloso...

Dato che nella maggioranda delle famiglie giovani lle donne lavorano è meglio la tassasione individuale.

alebegoli ha detto...

@yogasadhaka: mai cercato un maschio alfa. Né un maggiordomo, se questo può rassicurarti. Gestisco tranquillamente un reddito un po' più alto di quello del mio consorte, una posizione societaria decisamente più visibile e rilevante, e al tempo stesso mi pare che mio figlio (due anni e mezzo, piena fase edipica) sia decisamente soddisfatto della mia "mammità".
@anonimo1: penso che per i figli crescere in ambienti e famiglie che non ripropongono stereotipi scontati sia un gran bene. Conosco madri che stanno a casa "tanto conviene", poi mollano il pupo davanti alla tv o al baby parking, o, semplicemente, non sono in grado di capirne i segnali. Penso che essere buoni genitori abbia molto a che fare con la qualità del tempo che si dedica ai figli, e che avere autostima e una vita anche extrafamiliare sia un gran vantaggio per una madre (come lo è per un padre, cosa che nessuno mette in discussione).
@paola: comunque son tempi duri, vien da piangere anche a me delle volte..

Yogasadhaka ha detto...

Alebegoli, la tua situazione è lodevole. Anche la mia lo era :-) Quel che volevo dire è che, al di là della proiezione delle esperienze personali, la situazione pratica comporta ancora qualche difficoltà. Questo in parte dipende anche da differenze di genere culturali e/o genetiche che ci mettono del tempo ad evolvere e modificarsi. Per citare una casistica non lusinghiera per i maschi che cito sempre, il 90% dei reati violenti sono commessi da uomini fra i 18 e i 36 anni. Avviene per una serie di motivi, fra cui una carica di aggressività naturale che le donne in genere non hanno (salvo quelle che commettono una piccola parte del restante 10% dei reati violenti).

Come dicevo, gli stagisti uomini fidanzati con donne dirigenti hanno un po' piu' di difficoltà a mantenere il rapporto, rispetto alle stagiste donne fidanzate con uomini dirigenti (anche se il fatto che in giro ci sono meno donne dirigenti ha il suo peso). Ma al liceo i ragazzi di quinta escono con le ragazze di prima e seconda... raramente succede il contrario. Perchè?

rosaspina ha detto...

Vediamo se questa considerazione aggiunge qualcosa alla questione che poni nell' ultimo tuo post.
Quando ero alle medie, le nostre compagne di scuole tendevano aronzare attorno a quelli più grandicelli. Stesso andazzo nei primi anni delle superiori...(come diceva quella canzone di Bisio? mi pare si chiamasse rapput..)
Negli ultimi anni delle superiori la situazione, la ruota è girata, e
abbiamo cominciato noi, ormai più grandi ed 'esperti' a 'pescare' nel serbatoio delle ragazzine dei primi anni...
Ci sarebbe molto da aggiungere sull'effetto seduttivo del potere 'percepito'
Uno stronzetto non lo caca nessuno,
poi appare in televisione, canta una canzone e diventa un magnete seduttivo...
Certe mie amiche hanno sgomitato e sudato e studiato per raggiungere una posizione di potere, autorevolzza e affermazione. Ma certe volte ho l'impressione che la loro molla non sia stata tanto la passione quanto la rabbia, forse perqualche ferita antica mai rimarginata.
E, nonostante tutte le soddisfazioni personali e professionali, continua forse a sanguinare. Come una cicatrice invisibile al mondo ma sempre percepita.

kttb ha detto...

Per 20 anni ho guadagnato più di mia moglie. Il doppio, il triplo e oltre. Grazie anche a lei, che mi "copriva le spalle" su altri fronti interni.
Tre figli da crescere, per esempio, ma non solo.
Negli ultimi due anni ho scelto di lavorare solo con certe regole, in un settore che non ne ha più.
Risultato: guadagno la metà di mia moglie.
Malgrado l'illuminante spiegazione di Paola (ammetto la mia totale ignoranza sulla questione sino a questo post) continuerò a lavorare.
Per le stesse ragioni per cui spingevo mia moglie a farlo in passato, in certi momenti di stanchezza, crisi, disillusione.
Come ha commentato alebegoli, un essere umano, uomo o donna che sia, deve avere una vita extra familiare.

I figli crescono, eccetera, eccetera. Sembra non crescere la consapevolezza (e la lungimiranza) di chi ci governa.
Ciao :)

Anonimo ha detto...

Ogni volta che si annuncia il provvedimento di quoziente familiare, milioni di famiglie monoreddito pregano gesùcristo e tutti i santi che si faccia, ma poi restano delusi, perchè costa, perchè c'è la sinistra piccolo borghese e di lesbighe e froci, pseudo libertari che vi si oppone.
Poi non vi lamentate se al sud qualche giovane cresciuto dalle famiglie nella miseria e dalla miseria incattivita, vi punta un coltello alla gola.

Anonimo ha detto...

imparato molto