lunedì 9 giugno 2008

Uguaglianza e merito: note dal convegno di DonneManagerItalia, 5 giugno 2008

Giovedì scorso, sia pure a pezzi e bocconi (approfittando dell'hotel vicino all'ufficio, dove sono rientrata per un paio di riunioni al volo), sono riuscita a partecipare al convegno "Uguaglianza e merito per la crescita economica e sociale", promosso dal meritorio gruppo Donne Manager di ManagerItalia. Sul sito dell'organizzazione troverete a breve materiali e resoconti; mi interessa qui dare un'impressione, sicuramente personale anche se non più "a caldo", sulle tematiche trattate e su un'insidiosa deriva che mi sembra di cogliere, tra le righe, nel linguaggio che si usa per descrivere certi problemi, per portare certe proposte.

Con lodevoli eccezioni (una per tutte, la presentazione di Renato Dorrucci, che riprendeva dati già citati qui), mi sembra che troppo del discorso che noi stesse, donne manager, tendiamo a fare tra di noi, sia ancorato a una concezione della donna che sa un po' di cattocomunismo da anni '50: ovvero, che la donna va aiutata in quanto madre e quando svolga l'essenziale ruolo sociale di madre, e che una volta corrette le storture che ostacolano le carriere delle donne nel momento in cui diventano madri, avremo veramente pari opportunità con gli uomini. Ma il problema, a mio parere, non è tutto qui.

Non voglio negare che la maternità in Italia finisca spesso per trasformarsi in un suicidio professionale, più o meno volontario: questo è sotto gli occhi di tutti, e costituisce una perdita di capitale umano senza eguali. Ma la realtà è più complicata perché le donne, nel mondo del lavoro in questo Paese, sono svantaggiate sia direttamente, se hanno figli, sia indirettamente, se non ne hanno, perché comunque potrebbero averne. Quante volte, dichiarandosi non interessate alla maternità, ci si sente rispondere in tono paternalistico "vedrai che cambierai idea"? Ed è anche così che i clienti importanti, gli account succosi, i ruoli-ascensore, le responsabilità di leadership finiscono, a parità di potenziale e di merito, assegnati agli uomini. Perché qualcun altro è convinto che cambierai idea.

Nella cartellina consegnata all'ingresso del convegno c'era un foglio intitolato "Proposte di ManagerItalia a favore della famiglia".

  • Perché le proposte erano "di ManagerItalia" e non "di Donne ManagerItalia"? Forse che le donne, come gruppo sparuto all'interno di un'organizzazione fatta in stragrande maggioranza di uomini, non hanno un peso politico sufficiente per portare all'attenzione di chi ci governa delle loro proposte, ma possono portarci solo quelle su cui sono d'accordo anche gli uomini (che, soprattutto ai livelli alti, tendono ad avere mogli che stanno a casa)?
  • E soprattutto, perché "a favore della famiglia"? Da un convegno di donne manager mi sarei aspettata delle proposte a favore delle donne manager. Le proposte a favore della famiglia le avrei lasciate fare ad altri - ci sono già il Papa, il Presidente del Consiglio, e una mezza dozzina di ministri e sottosegretari che se ne occupano a vario titolo.
Poiché non compaiono ancora sul sito dell'organizzazione, vi riporto i risultati delle votazioni in sala riguardo a queste proposte, con eccezione di quelle votate, per così dire, per acclamazione (come Potenziare il numero di asili nido e migliorarne la qualità). Ogni partecipante poteva esprimere un grado di accordo da "per nulla" a "molto". Ecco i risultati, che metto in ordine decrescente di consenso al livello "molto", senza commentarli troppo (se avete letto questo blog negli ultimi mesi, sapete come la penso).
  • Credito d'imposta per le spese familiari (con plafond), oppure ampliamento delle detrazioni per le badanti sia come limite di reddito sia estendendo l'agevolazione anche alle spese per baby sitter
    Per nulla: 2%
    Poco: 7%
    Abbastanza: 17%
    Molto: 73%

  • Accelerare, finalmente, l'introduzione dell'e-work nelle aziende
    Per nulla: 6%
    Poco: 12%
    Abbastanza: 20%
    Molto: 62%
  • Favorire l'imprenditoria femminile per i servizi alla persona
    Per nulla: 3%
    Poco: 10%
    Abbastanza: 31%
    Molto: 55%
  • Migliorare la normativa sui congedi parentali
    Per nulla: 6%
    Poco: 17%
    Abbastanza: 27%
    Molto: 50%

  • Introdurre i buoni per l'acquisto di servizi alle famiglie
    Per nulla: 9%
    Poco: 15%
    Abbastanza: 30%
    Molto: 45%

  • Astensione obbligatoria per maternità suddivisa tra padre e madre
    Per nulla: 8%
    Poco: 14%
    Abbastanza: 35%
    Molto: 43%

  • Introdurre il quoziente familiare ma con adattamenti specifici all'Italia
    Per nulla: 22%
    Poco: 15%
    Abbastanza: 24%
    Molto: 38%

  • Introduzione delle "quote rosa" in ingresso e nelle fasi evolutive della carriera
    Per nulla: 28%
    Poco: 18%
    Abbastanza: 27%
    Molto: 28%
Spiace un po', insomma, constatare che le proposte sono "a favore della famiglia", il che vuol dire che le single non interessano quasi a nessuno (con l'eccezione di quelle che sono contemporaneamente single e madri, ovvero cornute e mazziate). Non interessano le carriere delle donne con famiglie non tradizionali, relazioni non eterosessuali, matrimoni non fertili, istinti non materni. Pazienza: i numeri, evidentemente, dicono altrimenti.

Resta il fatto che abbiamo, a mio parere, poco coraggio. Più passa il tempo, e più mi accorgo che il gradualismo in queste cose non serve a nulla. Il libro di cui vi ho raccontato pochi giorni fa, "Meritocrazia" di Roger Abravanel, propone una vera azione positiva per le donne nei consigli di amministrazione delle grandi aziende, come in Norvegia. Siamo donne, e queste proposte le dobbiamo lasciar sostenere a Roger, che è un uomo?

5 comments:

alebegoli ha detto...

Paola, mi tocca darti ragione. Sarà il clima, sarà che sembra convenire baciare pile, ma a me questo clima dà un po' il voltastomaco.

Come sai, io un figlio ce l'ho, ma sarà che l'ho fatto tardi e, fino al momento in cui son rimasta incinta, ero tranquillamente convinta che non mi sarei riprodotta, quindi tutta questa "naturalità della maternità" mi ha sempre lasciata perplessa..

Prima e dopo, resto convinta che le donne siano penalizzate in quanto tali, e debbano richiedere cambiamenti forti "in quanto donne", non "in quanto madri" (o, peggio, "madri di famiglia").

I figli si fanno in due, ricordo. Son da gestire in due.

La denatalità è senz'altro un problema, ma è un problema per la società nel suo complesso, non per le donne.

Non ho nessuna intenzione di lottare "per il diritto di essere madri". Diverse delle politiche "a difesa della famiglia" che hai citato mi possono star bene, ma mi fa paura che le chiedano le donne e basta, autoesiliandosi in questo ghetto in cui, se mostri di essere interessata a una vita altra da quella "familiare", sei guardata con sospetto.

Sara ha detto...

Siamo donne, sì ma siamo in Italia.
Queste proposte le dobbiamo lasciar sostenere a Roger, che è un uomo?
Eh sì a quanto pare.

La guerra è lunga cara Paola, lo sai meglio di me.

Perdonami, ma questo lo devo dire:
il foglio "Proposte di ManagerItalia a favore della famiglia" mi ha proprio intristito.

Daniele ha detto...

Mi impressione abbastanza il risicato margine sulle quote rosa (solo 55 a 45). Evidentemente o il campione è formato da manager che, a differenza di quanto si pensi, non hanno avuto particolari ostacoli, rispetto ai loro colleghi maschi, a raggiungere quel gradino professionale, oppure per la donna è una sconfitta bruciante ammettere che nel nostro Paese, purtroppo, senza paletti non si raggiungono i risultati sperati.

Donne@Manageritalia ha detto...

Paola,
grazie innanzitutto per essere intervenuta al nostro convegno anche se, ci sembra di capire, con qualche difficoltà: lo apprezziamo molto!

Leggendo con attenzione il tuo post crediamo che alcune precisazioni siano doverose da parte nostra.

L'universo lavorativo femminile è sicuramente variegato e ci sono donne coniugate, donne coniugate con figli, coniugate che figli non ne vogliono, single con o senza figli, ma forse ti è sfuggito che nell'introduzione del convegno ci siamo proposte di lavorare a favore di tutte le donne e non solo delle donne manager.
I carichi familiari obbligano le donne a svolgere spesso contemporaneamente 4 lavori:
uno retribuito (e non sempre in modo paritetico rispetto ai colleghi uomini) e tre no (accudimento figli, organizzazione e cura della casa e supporto ai genitori quando invecchiano).
La carenza endemica di servizi alla persona accessibili sono spesso il motivo di un ridimensionamento del lavoro o di una rinuncia vera e propria.

Concordiamo che la mancanza di una vera meritocrazia in Italia sia la causa principale di "storture" che impattano sia uomini che donne ma, come si è evidenziato durante il convegno, esiste un problema culturale di approccio alla valutazione della performance femminile. La donna deve dimostrare sul campo per molto tempo prima di essere valutata positivamente per un avanzamento perchè sulle donne "non si prendono rischi".
Le nostre proposte (quelle sottoposte al gradimento dei presenti non sono tutte) vogliono coprire vari temi: dalle quote rosa (perchè sarà necessario portarle avanti per "sbloccare" una situazione cristallizzata), al coinvolgimento di compagni/mariti nell'accudimento dei figli (che siamo già certe nei giovani padri è
un bisogno), ai supporti finanziari per compensare la carenza di servizi che progressivamente devono essere incrementati, a strumenti di flessibilità lavorativa (che non sono oggi alla portata della stra-maggioranza delle donne), infine a meccanismi fiscali che incentivino le donne - quelle che lo vogliono fare - a lavorare. Stiamo ancora studiando ed approfondendo quello che conviene fare per bilanciare le esigenze di varia natura.

E' importante anche capire che il nostro Gruppo Donne Manager non è una libera associazione ma è un Gruppo di Lavoro all'interno dell'Associazione Manageritalia Milano che è parte della più ampia Federazione che tutela i Manager del Terziario e sarà questa ad aiutarci nel raggiungere i traguardi concreti che ci poniamo nel presentare le proposte a livello istituzionale.
La sensibilità, la stima ed il
riguardo nei nostri confronti da parte del Consiglio Direttivo della nostra Associazione (a cui è demandato il compito di approvare o meno ogni progetto proposto dagli undici Gruppi di lavoro che operano in Manageritalia Milano) nonchè i vertici della Federazione non sono mai mancati e siamo certe di poter contare sempre su di loro.

Non siamo d'accordo sul fatto che il gradualismo non serva a niente, pensiamo che la storia ci abbia dimostrato che con le rivoluzioni non si siano raggiunti mai risultati duraturi nel tempo e questo solo basterebbe a scegliere soluzioni graduali che sono sempre più razionali ed hanno fondamenta più solide e destinate a durare.

Il lavoro di 4 anni per ottenere il disegno di legge sulla maternità per le dirigenti a carico dell'INPS e non a carico dell'azienda sono la dimostrazione del nostro coraggio di andare avanti con costanza nel raggiungere i nostri obiettivi.

Con il nostro convegno volevamo dimostrare che la crescita economica è positivamente impattata da una maggiore partecipazione delle donne al lavoro e questo obiettivo l'abbiamo raggiunto.
Inizia adesso una fase importante dove solo facendo rete e massa critica si potranno portare avanti istanze che possono innescare cambiamenti positivi nella società italiana e contiamo anche sulla Blogosfera.

A breve sul sito tutta la documentazione del convegno e tutte le proposte alle quali stiamo lavorando.

Alla prossima :)
Marisa

Paola ha detto...

Grazie Marisa per il tuo commento pacato e ragionevole. Alla prossima occasione! Paola