lunedì 30 marzo 2009

Social network: c'è chi dice no

Come molti di voi sanno, faccio parte dello sparuto manipolo di volontari che si occupa del blog meritocrazia.corriere.it, gruppuscolo altrimenti detto "La redazione" (che poi è una redazione tutta virtuale, eh: ci si sente più che altro via Skype nei ritagli di tempo, e si tenta via email di persuadere Roger Abravanel ad adottare le regole base del blogging, quali il fatto di non usare "chi scrive" ma "io").

A turno, ognuno nella redazione controlla e risponde ai messaggi che arrivano alla casella info [at] meritocrazia.com: spesso arrivano inviti a convegni e seminari, qualche volta richieste a Roger di partecipare a progetti più o meno legati al tema, e qualche volta idee.

Venerdì scorso ci siamo trovati di fronte alla mail che qui vi riporto (con l'autorizzazione del mittente, così come per il resto del carteggio):

Buongiorno,
Mi chiamo A., ho 22 anni, sono iscritto all'Università XXX [ometto alcune informazioni identificative]. Sono un fiero sostenitore della Meritocrazia ma vorrei porre una domanda: per quale motivo avete creato gruppi in dei social network? E' una cosa che proprio non riesco a capire e che cozza contro l'ideale. Dato che non riesco a trovare una spiegazione logica per questa vostra scelta chiedo direttamente a voi.
Ringrazio anticipatamente per l'eventuale risposta.
Cordiali saluti, A.
Un po' perplessi, ci chiediamo: che cosa significa "cozza contro l'ideale"? Magari i social network sono percepiti come una cosa da figli di papà, da fighetti? da raccomandati? Dopo rapida consultazione, tentiamo una risposta, pur ammettendo che non ci è chiara la domanda:
Buongiorno A.,
grazie per la domanda, che non siamo sicuri di aver capito. I gruppi Meritocrazia su Facebook e LinkedIn sono aperti a tutti [segue breve descrizione delle policy di approvazione delle richieste]. Come gestori dei gruppi, ritenitamo che Internet sia uno strumento di condivisione, di apertura e di dibattito, non certo di esclusione o di elitismo. Rimaniamo a disposizione per chiarire eventuali ulteriori dubbi.
Cordiali saluti,
La redazione
Siamo incuriositi, ma la risposta non si fa attendere:
Buongiorno,
Concordo sul fatto che Internet sia uno strumento di condivisione, ma ritengo fortemente diverso il concetto di social network da quello di internet. Secondo la mia visione è una degenerazione della società contemporanea e mi risulta strano che persone che portano la bandiera della Meritocrazia si "abbassino" a partecipare a tutto questo. Vorrei chiarire che non voglio offendere nessuno, è solo che per via della mia visione dei social network lo vedo come un controsenso. Spero che adesso sia stato più chiaro e che possiate darmi una risposta, in quanto sono convinto abbiate buone motivazioni che però al momento non riesco ad immaginare.
Cordiali saluti,
A.
Accidenti! Il dibattito si fa serio! Ci viene il sospetto di aver capito l'esatto contrario di quello che l'autore della mail voleva dire.
Buongiorno A.,
in effetti non abbiamo capito. Perché i social network sono una degenerazione? Forse perché sono troppo aperti? Dovremmo spostarci su network più elitari e fare una maggiore selezione all'ingresso?
Cordiali saluti,
La Redazione
Risponde A.:
Buongiorno,
Sono una degenerazione perché rispecchiano una decadenza di costumi della società, non dico che siano troppo aperti, dico che le caratteristiche di questi portino alla standardizzazione dell'individuo, ci si mette in vetrina (pretendendo di poter mostrare il proprio vero essere atrraverso un profilo web), e sembra che la cosa più importante sia il numero di "amici". Io ammetto la mia ignoranza in questo campo, ho sempre e solo visto i social network da fuori, dato che il mio
giudizio su questi è totalmente negativo non mi ci sono mai voluto avvicinare. Cerco solamente di capire come mai la gente li usa, solo per il gusto di conoscere, e l'ho chiesto a voi perché magari riuscite a darmi una risposta soddisfacente, dato che tutti quelli con cui ho discusso finora non mi hanno dato risposte valide. Cordiali saluti,
A.
Allora è la decadenza dei costumi: il social network come reality show!
La discussione è troppo interessante per lasciarla perdere, e proviamo a controbattere appellandoci a qualche social media guru (o almeno a suggerire qualche link utile):
Buongiorno A.,
ci sono sicuramente persone che utilizzano questi strumenti per mettersi in vetrina o collezionare contatti, ma nella nostra esperienza non è l'utilizzo obbligatorio e forse nemmeno quello prevalente. Anzi, chi studia i social media sta notando nei comportamenti degli utenti una maggiore attenzione alla privacy (esempio:
http://www.allfacebook.com/2009/02/facebook-privacy/) e una tendenza a ridurre drasticamente il numero di amici a favore di un utilizzo in una cerchia personale più ristretta (esempio:
http://www.avc.com/a_vc/2009/03/a-new-approach-to-facebook.html).
Al di là di questo, siamo nel campo delle preferenze personali di ognuno, e quindi speriamo che tu voglia impegnarti per sostenere la meritocrazia e le quattro proposte di Roger Abravanel in tutti i modi che ritieni opportuni.
Anche il tuo giudizio sui blog è totalmente negativo?
La redazione
Perché se anche il blog è uno strumento di degenerazione, allora dobbiamo davvero cominciare a preoccuparci. Per fortuna, risultano esserci casi in cui si salva:
Buongiorno,
Posso ritenermi abbastanza soddisfatto della risposta, e magari un giorno per approfondire l'argomento proverò a creare un account su facebook per vedere l'aria che tira davvero lì dentro. Per quanto riguarda i blog la situazione la vedo un attimo diversa, se una persona ha un blog e lo usa come diario personale, rendendolo pubblico anche solo agli amici, il mio giudizio è ovviamente negativo, se invece è usato in modo differente, magari per esprire le proprie opinioni su vari temi, allora lo trovo accettabile, e in alcuni casi molto interessante. In fin dei conti non disprezzo tutta la rete, anzi, ho anche in mente un progetto che sto cercando di realizzare, un esperimento sociale, che utilizzerà questo mezzo. Cordiali saluti,
A.
Devo dire che sono rimasta molto colpita da questo scambio. Personalmente, forse tendendo a stereotipare, ritenevo che gran parte degli universitari ventiduenni facessero parte della "generazione Facebook", forse in parte, è vero, per moda e con un'adesione non particolarmente critica, ma senza che questo fosse un vero segnale di degenerazione, e anzi in qualche caso con qualche risultato utile. E' vero che una causa anche fatua su Facebook può raccogliere migliaia di aderenti molto in fretta, ma ho sempre ritenuto la cosa sostanzialmente innocua. (Sono altri, a mio parere, i segni di vera decadenza dei costumi).

Scopro invece, grazie al lettore A., che "c'è chi dice no". Avete incontrato anche voi - tra i ventenni, dico; non tra i giornalisti ultracinquantenni - persone che criticano tanto pesantemente i social network, scegliendo di starne fuori? E quali sono, secondo voi, le implicazioni per la costruzione di comunità di interesse intorno a un progetto di cambiamento (che sia quello di Meritocrazia, o un altro)?

4 comments:

Ale ha detto...

Mah... secondo me A. sbaglia. Puo' essere vero che alcuni social network (Badoo) siano deprimenti, ma e' anche vero che altri dipendono in misura netta dal tipo di utilizzo che uno ne fa (es. su Fbook dopo pochi mesi tutti ignorano le continue richieste di test e "causes" stupide).

Meritocrazia deve essere sui social networks perche' deve parlare alla gente, non solo alle elites.

alebegoli ha detto...

I social network sono conversazioni in rete e ambienti in cui si fa conversazione. Che le conversazioni siano più o meno stupide, narcisistiche, impegnate, degne di essere seguite, dipende da chi vi partecipa, anche se come è naturale il tasso di probabilità di trovare conversazioni interessanti varia a seconda dei luoghi. (anche nella vita reale, se voglio ragionare sulla crisi dei consumi nel mondo occidentale, non vado al Pineta di Milano Marittima il sabato sera ;-))

Ciò detto, Facebook è talmente generalista che a mio modo di vedere è come un treno, su cui puoi fare conversazione su ogni argomento e a ogni livello di approfondimento. Bene quindi aggregare anche su temi "pesanti". LinkedIn è già molto più focalizzato e professionale, e a maggior ragione Meritocrazia ci deve stare.

Riguardo alla domanda sull'esistenza di giovani che rifiutano l'idea stessa dei SN, ho l'impressione che ce ne siano, a percentuali magari ribaltate rispetto a quelli della mia generazione. Dato che io sono per la libertà di scelta, trovo che la risposta che avete dato (chiedere chiarimenti e spiegare le vostre motivazioni) sia stata estremamente efficace. Suppongo che l'obiettivo che ci si deve porre non è "un iscritto in più, un amico Facebook in più", quanto piuttosto "un'altra persona che si impegna a portare avanti le proposte di Meritocrazia".

Yogasadhaka ha detto...

Secondo me la chiave di lettura e' questa: "e magari un giorno per approfondire l'argomento proverò a creare un account su facebook per vedere l'aria che tira davvero lì dentro." (dall'ultimo msg).

Molto spesso chi trincia giudizi su Internet, sui blog e sui social network ne parla per sentito dire.

Flavia Brevi ha detto...

Sì, una mia amica che studia Farmacia non s'iscrive ai social network perchè ritiene che "sottraggono tempo allo studio".
Ho provato a spiegarle che iscrivendosi avrebbe potuto conoscere suoi colleghi, seguire i professionisti e scoprire link più interessanti di certe dispense universitarie, ma niente da fare.