venerdì 29 maggio 2009
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Era una diretta, adesso è una differita.
Mi hanno mandato in ufficio una rivista con questa inserzione in quarta di copertina. Non l'ho nemmeno aperta.
Posted by
Paola Bonomo
at
16:26
Labels:
arte,
donne,
media,
pubblicità,
pubblicità regresso
6 comments:
Un editore so che l'ha rifiutata.
Però il problema non è l'editore (che annaspa di questi tempi e prenderebbe di tutto) ma il cliente che ha accettato la creatività.
Non riesco a prendermela col creativo perché è il suo lavoro rompere gli schemi e proporre qualcosa di "diverso" e a volte privo di stile.
Ma il cliente no... lui può scegliere.
no, no, in questo caso prendiamocela con il creativo. L'istigazione all'imbecillità dovrebbe essere un reato. Questo, tra l'altro, non rompe proprio nessuno schema. Ci casca dentro in maniera del tutto gratuita. Quando si lavora con un cliente che non sa scegliere aumentano le responsabilità del consulente. Ma si è pagati anche per questo.
Come nel caso dell'omicidio su commissione, il sicario non viene assolto, ma la responsabilità ultima è sempre del mandante.
In ogni caso, io sdrammatizzerei un po' queste presunte offese al comune sentimento del pudore femminista. Non aprire una rivista perché notoriamente poco interessante in base ai propri gusti e preferenze culturali o professionali è un conto. Non aprirla perché si disapprova la pubblicità in quarta di copertina mi sembra invece un po' integralista.
in effetti la rivista è notoriamente un coacervo di blablabla poco interessanti, ma la pubblicità pubica in quarta di copertina è stata anche per me la goccia che ha fatto traboccare il vaso..
Così fai solo il loro gioco!
Questa me l'ero persa e la mia vita era migliore.
Quoto Kttb, il creativo è responsabile del messaggio che manda. E' talmente sciocca che pare la vendetta del creativo verso il cliente insolvente.
Ombraarancio
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