Altrimenti meritano di morire
Dal punto di vista drammaturgico, L'eleganza del riccio è un western vecchia maniera. Dove i buoni sono proprio buoni buoni, i cattivi sono proprio cattivi cattivi, e alla fine uno dei buoni verrà sacrificato perché un innocente possa salvarsi.
Tuttavia, in questa vicenda ostentatamente sentimentale e zuccherosa (notate anche la quantità di dolcetti, pasticcini, biscottini, torte che vengono consumati nell'arco di poco più di 300 pagine) ci sono molti passi dove uno si ferma dopo aver letto e dice "ecco, questa frase l'avrei voluta scrivere io". E' il tipo di libro dove ognuno trova dei brani che risuonano col suo sentire. Io ve ne propongo due.
Renée:
I favori della sorte hanno un prezzo. Per chi beneficia dell’indulgenza della vita, l’obbligo del rigore nella considerazione della bellezza non è negoziabile. La lingua, ricchezza dell’uomo, e i suoi usi, elaborazione della comunità sociale, sono opere sacre. Che con il tempo evolvano, si trasformino, si dimentichino e rinascano, che talora la loro trasgressione divenga fonte di una maggiore fecondità, non esclude affatto che prima di prendersi la libertà del gioco e del cambiamento occorra aver dichiarato loro piena sudditanza. Pertanto gli eletti della società, coloro che la sorte esclude da quelle servitù destinate al povero, hanno la duplice missione di adorare e rispettare lo splendore della lingua. In definitiva, che una Sabine Pallières usi la punteggiatura a sproposito è una bestemmia tanto più grave in quanto, al contempo, poeti meravigliosi nati in caravan puzzolenti o in baraccopoli nutrono per essa il santo rispetto che è dovuto alla Bellezza.Paloma:
Ai ricchi il dovere del Bello. Altrimenti meritano di morire.
Non vediamo mai al di là delle nostre certezze e, cosa ancora più grave, abbiamo rinunciato all’incontro, non facciamo che incontrare noi stessi in questi specchi perenni senza nemmeno riconoscerci. Se ci accorgessimo, se prendessimo coscienza del fatto che nell’altro guardiamo solo noi stessi, che siamo soli nel deserto, potremmo impazzire. Quando mia madre offre degli amaretti di Ladurée a madame de Broglie, non fa che raccontare a sé stessa la storia della sua vita, sgranocchiando il proprio sapore; quando papà beve il caffè leggendo il giornale, si contempla in uno specchio tipo autosuggestione cosciente del metodo Coué; quando Colombe parla delle conferenze di Marian, blatera davanti al riflesso di sé stessa, e quando le persone passano davanti alla portinaia, non vedono nulla perché lì non si vedono riflesse.
Io invece supplico il destino di darmi la possibilità di vedere al di là di me stessa e di incontrare qualcuno.