lunedì 14 settembre 2009

Ancora sul quoziente familiare

Fatti due conti, l'anno scorso, ci eravamo dette che per quattro pepite in più non ne valeva la pena. Ma poiché ogni settimana leggiamo rutilanti dichiarazioni di esponenti governativi che indicano l'introduzione del quoziente familiare come obiettivo imprescindibile della legislatura, è bene mantenere elevata l'attenzione sulla faccenda, e sui suoi rischi.

Il migliore articolo degli ultimi tempi su questo tema è di Renato Fioretti su Rassegna.it (vi confesso che non so chi sia Renato Fioretti e che è la prima volta che capito su Rassegna.it). Si intitola "Quel quoziente familiare che sottrae" e vi invito a leggerlo. Qui un breve estratto:

[...] secondo le proiezioni elaborate dagli esperti, applicare la riforma in discussione - fermo restando il vigente regime fiscale - produrrebbe i seguenti effetti:
a) il vantaggio maggiore sarebbe realizzato dai contribuenti con elevato reddito e coniuge privo di occupazione. Infatti, la riduzione dell’imposta sarebbe tanto più rilevante quanto maggiore il differenziale tra un reddito alto (di uno dei due coniugi) e un altro basso o, addirittura, pari a zero;
b) il vantaggio fiscale sarebbe molto contenuto nel caso di due coniugi, entrambi lavoratori, con un differenziale di reddito più ridotto.
c) il beneficio sarebbe addirittura nullo nel caso di due coniugi percettori di redditi bassi.
Tra l’altro, quello che è sottotaciuto dai paladini del quoziente familiare, è il sostanziale disincentivo fiscale che una riforma di questo tipo determinerebbe rispetto all’offerta di lavoro femminile.
Erano proprio le cose di cui si era parlato ragionando per pepite. Ma, come abbiamo visto, occorre continuare a ragionare. Perché il sonno della ragione, diceva qualcuno, genera mostri.

blog comments powered by Disqus