domenica 27 settembre 2009

Anne Lauvergeon, leadership femminile in Areva

It's lonely at the top, dicono. Ancora di più quando si è donna, credo.

In una recente intervista al Financial Times Anne Lauvergeon, CEO di Areva, rivela di aver stabilito che tutti i comitati di governo dell'azienda dovranno essere composti almeno al 20% da donne. La notizia ha sorpreso perché Lauvergeon stessa, in passato, si era dichiarata contraria alle "quote", come lo sono altre donne autorevoli e che sono arrivate in posizioni di grande responsabilità anche in assenza di un'azione positiva per promuovere la leadership femminile.

Perché, dunque, ha cambiato idea? A mio parere la risposta è semplice. Perché continuare a fare le stesse cose (monitoraggio dell'equilibrio tra i generi all'ingresso, coaching, sostegno alla maternità) e aspettarsi, in termini di partecipazione delle donne al potere economico, risultati diversi da quelli - scarsi - degli ultimi 40 anni è follia. Perché abbiamo capito che senza uno shock esogeno, un forcing device, l'equità di genere nelle aziende non arriva mai. Mai.

Per l'Italia, sostiene in Meritocrazia che ci vogliono regole di azione positiva, sia pure temporanee, Roger Abravanel (che sta cercando di esercitare tutta la moral suasion di cui è capace nella revisione del Codice di autoregolamentazione delle società quotate); e su target espliciti di presenza delle donne ai vertici delle aziende ha cominciato a metterci la faccia qualche amministratore delegato, come Profumo in Unicredit e Guerra in Luxottica.

Non lasciamoli soli.

blog comments powered by Disqus