Essere interdisciplinari. Contro l'università corporativa
Dal mensile Ventiquattro (in edicola con Il Sole 24 Ore, chissà, magari lo comprate) un'interessante discussione a cura di Chiara Somajni dal titolo "Rompete le righe": come promuovere il sapere a cavallo tra discipline? Del lungo colloquio tra cinque esperti (un imprenditore tessile, un notaio, un biologo, un fisico-informatico, un economista) vi riporto qualche citazione sui temi caldi di università e ricerca - anche se la riforma in questi giorni in discussione, come era forse prevedibile, si occupa di altro.
Francesco Blasi, biologo molecolare: "La scienza va avanti in maniera strepitosamente veloce perché non ha limiti. Non così in Italia. All'interno delle nostre università, per logiche di potere, il processo di diffusione delle competenze è lentissimo. Si prenda la bioinformatica: se un biologo vuol fare dell'informatica, è un biologo o un informatico? Fino a poco tempo fa questa persona era destinata a non fare carriera."
Guido Guerzoni, economista delle istituzioni culturali: "Se non sei un cretino suicida, non porti le pubblicazioni che non afferiscono a un particolare raggruppamento disciplinare, perché potrebbero accusarti di essere indisciplinato. [...] Se all'estero i saggi a più mani di sociologi, economisti, storici e giuristi sono la norma, in Italia sono rarissimi."
Francesco Blasi: "In questi anni è nata una nuova disciplina, la biologia dei sistemi, dalle ricadute economiche e di salute pubblica incredibili [...] Ho il timore che in Italia questo sviluppo sia impedito a causa del sistema universitario pessimo. In primo luogo vanno rivisti la valutazione e il reclutamento delle persone, che soffrono del problema corporativo dei gruppi disciplinari: per diventare docente della tal materia devo essere esaminato da professori di quella materia, col risultatom tra l'altro, che se una disciplina ha un numero doppio di docenti, automaticamente riuscirà a sfornare un numero doppio di professori, anche se quella disciplina è morta. Seconda cosa, l'eliminazione dei concorsi. [...] L'unico modo è far sì che chi decide abbia un vantagio diretto nella scelta del candidato migliore, responsabilizzando rettori, presidi, direttori di dipartimento, componenti di una commissione giudicatrice. [...] Ci vogliono responsabilità anche sul piano economico. Rettori e presidi dovrebbero rispondere della scelta di mettere i soldi in una direzione piuttosto che in un'altra. Come in America: se sbagli salti."