Al lancio di Anobii, qualche commentatore disse che aveva le carte in regola per dare filo da torcere a LibraryThing (esempi qui, qui e qui) e persino per renderlo irrilevante, se non lo stava già facendo qualche applicazione per Facebook. Perché no? Anobii ha un look più sexy (vero, in confronto LibraryThing sembra un'utilitaria degli anni '70), più community o "fighetterie sociali" (come ha scritto un recensore), qualche miglioramento di user experience. Io però non sono ancora convinta.
Anche se uso entrambi (e sto provando anche Goodreads, che però mi sembra non abbia (ancora) cataloghi di libri in lingue diverse dall'inglese), per l'uso che ne faccio io preferisco di gran lunga LibraryThing. Innanzitutto, la terminologia: in LibraryThing ho una "library", una biblioteca, che in effetti ho e che ambisco ad avere, bulimicamente, sempre più grande. In Anobii, uno "shelf", uno scaffale, quando uno scaffale è almeno dalla quarta ginnasio che non basta a tenere dentro i miei libri. (E non fatemi parlare del nuovo "wooden shelf look", vi prego).
Accanto a LibraryThing vive Thingology, il blog "di idee" ovvero "on the philosophy and methods of tags, libraries and suchnot", che non solo ha un appeal illimitato per la bibliotecaria nascosta in me, ma che è una fonte molto interessante per chiunque si occupi di classificazione e organizzazione della conoscenza, su Web o meno, scritta da persone che non hanno paura di dire che si erano sbagliate (questo post, ad esempio, fa proprio così con il noto articolo di Clay Shirky, "Ontology is Overrated") . Accanto ad Anobii vive uno scarno blog di annuncio di nuove features del sito, aggiornato con frequenza molto minore del suo analogo di LibraryThing; e dentro Anobii, come è noto, prolifera una miriade di gruppi, più o meno dedicati al cazzeggio come la maggior parte di quelli di Facebook (non che io abbia niente in contrario ai gruppi di Facebook, per carità, ma visto che ultimamente va di moda dire che su Facebook si cazzeggia e basta, mi sembra valga almeno la pena di precisare che non è l'unico luogo in cui questo avviene, tutt'altro).
Ma al di là delle considerazioni estetiche e biblioteconomiche, mi sono detta, proviamo a fare un test pratico. Così, ho preso l'ultima mezza dozzina di libri che ho letto e caricato, un campione abbastanza accurato delle cose che mi piacciono, o almeno di quelle che mi porto in vacanza, che è quando leggo. (Di solito li catalogo appena ho finito di leggerli; quanto a quelli vecchi, ne recupero l'inserimento, a lotti, ogni volta che si movimenta la libreria domestica, spostando collezioni o editori di qua o di là per sopravvenuta mancanza di spazio - ma passerà del tempo prima che ci siano tutti). Quanti sono gli altri lettori che hanno i miei stessi libri, su Anobii (A) o su LibraryThing (LT)?
- Man in the Dark, Paul Auster: A 23, LT 274.
- A Model World, Michael Chabon: A 3, LT 446.
- Just After Sunset, Stephen King: A 13, LT 392.
- The Hour I First Believed, Wally Lamb: A 5, LT 278.
- The White Tiger, Aravind Adiga: A 7, LT 598.
- Exit Ghost, Philip Roth: A 2, LT 423.
Se i numeri non sono sballati, ovvero se Anobii non è stato tarlato da un bug che taglia drasticamente il numero di altre persone che hanno lo stesso libro, voi capite che la gente che legge quello che leggo io non sta su Anobii, ma su LibraryThing. E se quindi un giorno mi dovesse pungere vaghezza di fare delle cose
social su uno di questi siti (il che richiederebbe che io avessi talmente tanto tempo libero per leggere da stancarmi di leggere, cosa che nel prossimo quarto di secolo mi sembra improbabile, e da voler socializzare con persone che più o meno leggono la stessa roba), avrei maggiori probabilità di trovare
like-minded readers su LibraryThing che non su Anobii, almeno per come stanno oggi le cose. Poi sono anche pronta a cambiare idea, però mostratemi prima i numeri.
Dal 2006, LibraryThing è controllata da
AbeBooks, che nel 2008 è stata acquisita da Amazon.com. Anobii, ad oggi, è invece controllata da investitori privati.