venerdì 27 febbraio 2009

Velinismo in Svizzera

La Svizzera è un posto che per tante cose ha dei vantaggi, ma che non fa tanto meglio dell'Italia quanto al ruolo delle donne nella società o alla loro immagine nei media. Uno dei fogliacci free press che si trovano la mattina alla fermata dell'autobus, intitolato ".ch" (eh sì, perché fa chic), ha nella sezione "Dolce Vita" una rubrica chiamata "Hot shot" che permette ogni giorno a una fanciulla svizzera, di solito non particolarmente avvenente, di apparire in posa provocante nel paginone centrale del quotidiano.

Quella di ieri si chiama Jessica. Lascio a voi ogni ulteriore considerazione.

Aggiornamento 8 marzo: Non me ne ero accorta, ma potete anche votare via SMS per la fanciulla del mese.


lunedì 23 febbraio 2009

Le ronde

Geniale vignetta di Pat Carra (Corriere della Sera, pagine di Milano, 22 febbraio 2009).







domenica 15 febbraio 2009

Arte a Zurigo

Questo fine settimana, la più piccola delle grandi città del mondo mi ha offerto un viaggio artistico da far girare la testa.

Innanzitutto, la Kunsthaus Zürich. Forse non lo sapevate, come non lo sapevo neanch'io prima di fare la tessera per la membership della Zürcher Kunstgesellschaft, ma la Kunsthaus è, dopo la Tate di Londra, il museo europeo con il maggior numero di sostenitori registrati e paganti: 20.000 (in una città dove abitano sì e no 375.000 anime).

Oltre alla collezione permanente, che spazia dagli Old Masters al contemporaneo, ho avuto la fortuna di visitare due mostre notevolissime. La prima, "Friedrich Kuhn: The painter as outlaw" (fino al 1° marzo) si occupa di un artista svizzero (1926-1972) così oscuro da non avere nemmeno una voce su Wikipedia. Per quello che ho capito, è stato un protagonista della scena artistica locale negli anni '50 e '60 e non è stato rinchiuso in manicomio per la maggior parte della sua vita: eppure la sua arte mi sembra parente prossima di quella di Adolf Wölfli, e l'etichetta di "fuorilegge" che il titolo della mostra gli assegna pare coerente con quel non so che di outsider (almeno, per i tranquilli canoni della borghesia svizzera) che ce lo rende più contemporaneo di quanto non detti il dato biografico.

La seconda, in collaborazione col Moderna Museet di Stoccolma, si intitola "Hot Spots. Rio de Janeiro / Milano-Torino / Los Angeles 1956-1969" (fino al 3 maggio), ed è un viaggio artistico in tre "punti caldi" dell'arte del periodo (qui il comunicato stampa, con una breve descrizione delle tre sezioni). Anche chi è familiare con la scena artistica milanese e torinese di quegli anni rimane stupito dall'eccellente lavoro curatoriale e di allestimento del percorso della mostra, e dalla ricchezza dei lavori esposti (solo tra gli italiani sono rappresentati almeno una ventina di artisti). Come dice la Guida Michelin per i ristoranti, questa mostra certamente vaut le voyage.


Nel weekend è entrata anche una visita al Museum Rietberg, un museo di arte extraeuropea che non ha niente da invidiare al Musée du Quai Branly di Parigi, di cui vi ho parlato tempo fa. Anzi, se proprio bisogna guardare alla user-friendliness, la visita è meglio guidata e meno confusionaria, sia pure nei limiti strutturali imposti dalle ville neoclassiche in cui ha sede, peraltro convertite in museo con grande perizia.

Fino al primo marzo è possibile visitare "Shiva Nataraja: The cosmic dancer", una mostra sul culto di Shiva nell'area oggi corrispondente al Tamil Nadu, con capolavori che raffigurano il dio danzante provenienti dai migliori musei del mondo, dal Rijksmuseum Amsterdam al British Museum, oltre che dalla collezione dello stesso Rietberg.

Insomma, la sindrome di Stendhal non è più solo una patologia italiana: a me riesce a venire anche a Zurigo.

domenica 8 febbraio 2009

Soprattutto mi pare ipocrita

Soprattutto mi pare ipocrita che un uomo che ha divorziato dalla prima moglie, la cui seconda moglie ha affrontato un aborto terapeutico, la cui prima figlia ha avuto due figli al di fuori del matrimonio (tutte cose legittime, per carità, in uno Stato laico), un uomo le cui televisioni più di ogni altra cosa nell'ultimo quarto di secolo hanno creato una cultura dell'apparenza in cui donne magari anche brave e intelligenti sacrificano ogni dignità pur di fare una comparsata, di ballare uno stacchetto, ecco, che quest'uomo si richiami ai dettami della Chiesa Cattolica, una chiesa di cui palesemente nella sua vita privata si è infischiato, e alla dignità della vita umana, e alla sacralità della potenza procreatrice della donna, per interferire nelle vite private degli altri, per dar prova di forza davanti all'elettorato, per provocare lo scontro istituzionale, per sfidare un ordinamento che per ben quattro volte negli ultimi quindici anni ha giurato di difendere.*

* Ricordo la formula rituale del giuramento che il Presidente del Consiglio presta prima di entrare in carica: "Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione."

mercoledì 4 febbraio 2009

Concorrenza, governance e aeroporti

M chiedo ogni tanto perché in Italia si faccia così tanta fatica a usare il buon senso e come mai le cose che Roger Abravanel va dicendo siano così difficili da applicare. Mi è sembrata un caso emblematico la recende vicenda del rapporto di lavoro tra la SEA, società pubblica che gestisce Malpensa e Linate, e il manager Giuseppe Bonomi, così come raccontata negli ultimi giorni dal settimanale Il Mondo in un articolo a firma G.T.

Pare che l'avvocato Bonomi sia appena stato "retrocesso da amministratore delegato a direttore generale", non perché non sia un buon amministratore delegato (anzi, la società dichiara che è una "figura chiave... la cui professionalità in questo momento non sembra fungibile"), ma un po' come Vladimir Putin si è autoretrocesso da presidente a primo ministro. Scrive infatti Il Mondo: "L'operazione serve ad aggirare il limite posto dalla Finanziaria 2007 sugli stipendi dei manager di Stato. Da dipendente, Bonomi potrà guadagnare 650mila euro all'anno". Come Roger dice da tempo, non servono a nulla i limiti populisti al compenso dei manager, pubblici o privati che siano; la vera questione è come assicurarsi che i consigli di amministrazione delle aziende entrino del merito dei rischi e degli incentivi dei propri manager.

Ma la vicenda non finisce qui. Secondo l'articolo citato, la mossa salva-stipendio, nelle dichiarazioni del vicepresidente Lino Girometta, è stata dettata anche dal timore di "possibili contenziosi tra SEA e Bonomi" e dall'"assoluta anomalia del sistema di remunerazione finora adottato, basato sui risultati." Se ho ben capito (mi farebbe piacere essere smentita): il consiglio di amministrazione, nel timore di vedere la società portata in tribunale dal manager (e sappiamo che a Milano una causa dura 5-7 anni: non siamo mica a Torino!), preferisce trovare una soluzione creativa per continuare a mantenergli la remunerazione citata. Quanto al fatto che, nel ventunesimo secolo, un sistema di remunerazione basato sui risultati debba essere considerato "un'assoluta anomalia", non so bene come interpretare le parole del vicepresidente Girometta.

E' vero che i problemi di Malpensa sono ben altri, ovvero l'acquiescenza dei politici tenuti in scacco dai dipendenti di Alitalia in un interminabile braccio di ferro da cui solo i consumatori sono usciti perdenti. Ma anche la governance del sistema aeroportuale, a volte, lascia un po' a desiderare. Quand'è che il merito arriverà a Malpensa?

domenica 1 febbraio 2009

Almeno due donne nei CdA delle aziende quotate: sosteniamo la proposta per il codice di autoregolamentazione delle imprese di Borsa Italiana

OK ragazze, finora abbiamo parlato, scritto, riscritto e nuovamente scritto. E' ora di passare a fare qualcosa.

Rosalba Casiraghi e Roger Abravanel hanno incontrato Massimo Capuano, amministratore delegato di Borsa Italiana, per illustrare il progetto che prevede di modificare il codice di autodisciplina delle società quotate per introdurre un numero minimo di due donne tra i consiglieri di amministrazione. Si tratta di un'azione positiva di durata temporanea, senza la quale il soffitto di vetro nelle aziende italiane rischia di restare impermeabile a tempo indeterminato. Non facciamo in modo che questo rimanga un "piccolo scoop, grande silenzio". Le donne che hanno queste competenze ci sono. Scrivete a Borsa Italiana e dite alle altre donne (e agli uomini, se ne trovate di volonterosi) di scrivere anche loro.

Cliccate qui, scegliete "Sotto la lente", e mandate un breve messaggio di sostegno alla proposta. Il codice di autoregolamentazione è in revisione in questi giorni, e tra poco inizia la stagione delle assemblee. In Italia è facile affossare le proposte innovative: non lasciamo che quest'occasione venga persa.