Social network: c'è chi dice no
Come molti di voi sanno, faccio parte dello sparuto manipolo di volontari che si occupa del blog meritocrazia.corriere.it, gruppuscolo altrimenti detto "La redazione" (che poi è una redazione tutta virtuale, eh: ci si sente più che altro via Skype nei ritagli di tempo, e si tenta via email di persuadere Roger Abravanel ad adottare le regole base del blogging, quali il fatto di non usare "chi scrive" ma "io").
A turno, ognuno nella redazione controlla e risponde ai messaggi che arrivano alla casella info [at] meritocrazia.com: spesso arrivano inviti a convegni e seminari, qualche volta richieste a Roger di partecipare a progetti più o meno legati al tema, e qualche volta idee.
Venerdì scorso ci siamo trovati di fronte alla mail che qui vi riporto (con l'autorizzazione del mittente, così come per il resto del carteggio):
Buongiorno,Un po' perplessi, ci chiediamo: che cosa significa "cozza contro l'ideale"? Magari i social network sono percepiti come una cosa da figli di papà, da fighetti? da raccomandati? Dopo rapida consultazione, tentiamo una risposta, pur ammettendo che non ci è chiara la domanda:
Mi chiamo A., ho 22 anni, sono iscritto all'Università XXX [ometto alcune informazioni identificative]. Sono un fiero sostenitore della Meritocrazia ma vorrei porre una domanda: per quale motivo avete creato gruppi in dei social network? E' una cosa che proprio non riesco a capire e che cozza contro l'ideale. Dato che non riesco a trovare una spiegazione logica per questa vostra scelta chiedo direttamente a voi.
Ringrazio anticipatamente per l'eventuale risposta.
Cordiali saluti, A.
Buongiorno A.,Siamo incuriositi, ma la risposta non si fa attendere:
grazie per la domanda, che non siamo sicuri di aver capito. I gruppi Meritocrazia su Facebook e LinkedIn sono aperti a tutti [segue breve descrizione delle policy di approvazione delle richieste]. Come gestori dei gruppi, ritenitamo che Internet sia uno strumento di condivisione, di apertura e di dibattito, non certo di esclusione o di elitismo. Rimaniamo a disposizione per chiarire eventuali ulteriori dubbi.
Cordiali saluti,
La redazione
Buongiorno,Accidenti! Il dibattito si fa serio! Ci viene il sospetto di aver capito l'esatto contrario di quello che l'autore della mail voleva dire.
Concordo sul fatto che Internet sia uno strumento di condivisione, ma ritengo fortemente diverso il concetto di social network da quello di internet. Secondo la mia visione è una degenerazione della società contemporanea e mi risulta strano che persone che portano la bandiera della Meritocrazia si "abbassino" a partecipare a tutto questo. Vorrei chiarire che non voglio offendere nessuno, è solo che per via della mia visione dei social network lo vedo come un controsenso. Spero che adesso sia stato più chiaro e che possiate darmi una risposta, in quanto sono convinto abbiate buone motivazioni che però al momento non riesco ad immaginare.
Cordiali saluti,
A.
Buongiorno A.,Risponde A.:
in effetti non abbiamo capito. Perché i social network sono una degenerazione? Forse perché sono troppo aperti? Dovremmo spostarci su network più elitari e fare una maggiore selezione all'ingresso?
Cordiali saluti,
La Redazione
Buongiorno,Allora è la decadenza dei costumi: il social network come reality show!
Sono una degenerazione perché rispecchiano una decadenza di costumi della società, non dico che siano troppo aperti, dico che le caratteristiche di questi portino alla standardizzazione dell'individuo, ci si mette in vetrina (pretendendo di poter mostrare il proprio vero essere atrraverso un profilo web), e sembra che la cosa più importante sia il numero di "amici". Io ammetto la mia ignoranza in questo campo, ho sempre e solo visto i social network da fuori, dato che il mio
giudizio su questi è totalmente negativo non mi ci sono mai voluto avvicinare. Cerco solamente di capire come mai la gente li usa, solo per il gusto di conoscere, e l'ho chiesto a voi perché magari riuscite a darmi una risposta soddisfacente, dato che tutti quelli con cui ho discusso finora non mi hanno dato risposte valide. Cordiali saluti,
A.
La discussione è troppo interessante per lasciarla perdere, e proviamo a controbattere appellandoci a qualche social media guru (o almeno a suggerire qualche link utile):
Buongiorno A.,Perché se anche il blog è uno strumento di degenerazione, allora dobbiamo davvero cominciare a preoccuparci. Per fortuna, risultano esserci casi in cui si salva:
ci sono sicuramente persone che utilizzano questi strumenti per mettersi in vetrina o collezionare contatti, ma nella nostra esperienza non è l'utilizzo obbligatorio e forse nemmeno quello prevalente. Anzi, chi studia i social media sta notando nei comportamenti degli utenti una maggiore attenzione alla privacy (esempio:
http://www.allfacebook.com/2009/02/facebook-privacy/) e una tendenza a ridurre drasticamente il numero di amici a favore di un utilizzo in una cerchia personale più ristretta (esempio:
http://www.avc.com/a_vc/2009/03/a-new-approach-to-facebook.html).
Al di là di questo, siamo nel campo delle preferenze personali di ognuno, e quindi speriamo che tu voglia impegnarti per sostenere la meritocrazia e le quattro proposte di Roger Abravanel in tutti i modi che ritieni opportuni.
Anche il tuo giudizio sui blog è totalmente negativo?
La redazione
Buongiorno,Devo dire che sono rimasta molto colpita da questo scambio. Personalmente, forse tendendo a stereotipare, ritenevo che gran parte degli universitari ventiduenni facessero parte della "generazione Facebook", forse in parte, è vero, per moda e con un'adesione non particolarmente critica, ma senza che questo fosse un vero segnale di degenerazione, e anzi in qualche caso con qualche risultato utile. E' vero che una causa anche fatua su Facebook può raccogliere migliaia di aderenti molto in fretta, ma ho sempre ritenuto la cosa sostanzialmente innocua. (Sono altri, a mio parere, i segni di vera decadenza dei costumi).
Posso ritenermi abbastanza soddisfatto della risposta, e magari un giorno per approfondire l'argomento proverò a creare un account su facebook per vedere l'aria che tira davvero lì dentro. Per quanto riguarda i blog la situazione la vedo un attimo diversa, se una persona ha un blog e lo usa come diario personale, rendendolo pubblico anche solo agli amici, il mio giudizio è ovviamente negativo, se invece è usato in modo differente, magari per esprire le proprie opinioni su vari temi, allora lo trovo accettabile, e in alcuni casi molto interessante. In fin dei conti non disprezzo tutta la rete, anzi, ho anche in mente un progetto che sto cercando di realizzare, un esperimento sociale, che utilizzerà questo mezzo. Cordiali saluti,
A.
Scopro invece, grazie al lettore A., che "c'è chi dice no". Avete incontrato anche voi - tra i ventenni, dico; non tra i giornalisti ultracinquantenni - persone che criticano tanto pesantemente i social network, scegliendo di starne fuori? E quali sono, secondo voi, le implicazioni per la costruzione di comunità di interesse intorno a un progetto di cambiamento (che sia quello di Meritocrazia, o un altro)?



