mercoledì 30 settembre 2009

Nudo sotto i vestiti

Vi parlo ancora del commissario Adamsberg dei romanzi di Fred Vargas. Parti in fretta e non tornare è uno dei pochi romanzi in cui il desiderio di Adamsberg per Camille è alimentato non dall'assenza ma dalla presenza.

Adamsberg rincasò a passo spedito, per essere sicuro di arrivare in tempo ad accogliere Camille. Fece una doccia e si sprofondò in poltrona a rimuginare per una mezz'oretta, non di più, perché in genere Camille era puntuale. L'unico pensiero che gli venne fu che si sentiva nudo sotto i vestiti, come spesso accadeva quando non la vedeva da un po'. Nudo sotto i vestiti, condizione naturale di ogni uomo. Questa specie di constatazione logica non lo turbava. Era un dato di fatto: quando aspettava Camille era nudo sotto i vestiti, mentre al lavoro non lo era. La differenza era evidente, fosse logica o meno.

domenica 27 settembre 2009

Anne Lauvergeon, leadership femminile in Areva

It's lonely at the top, dicono. Ancora di più quando si è donna, credo.

In una recente intervista al Financial Times Anne Lauvergeon, CEO di Areva, rivela di aver stabilito che tutti i comitati di governo dell'azienda dovranno essere composti almeno al 20% da donne. La notizia ha sorpreso perché Lauvergeon stessa, in passato, si era dichiarata contraria alle "quote", come lo sono altre donne autorevoli e che sono arrivate in posizioni di grande responsabilità anche in assenza di un'azione positiva per promuovere la leadership femminile.

Perché, dunque, ha cambiato idea? A mio parere la risposta è semplice. Perché continuare a fare le stesse cose (monitoraggio dell'equilibrio tra i generi all'ingresso, coaching, sostegno alla maternità) e aspettarsi, in termini di partecipazione delle donne al potere economico, risultati diversi da quelli - scarsi - degli ultimi 40 anni è follia. Perché abbiamo capito che senza uno shock esogeno, un forcing device, l'equità di genere nelle aziende non arriva mai. Mai.

Per l'Italia, sostiene in Meritocrazia che ci vogliono regole di azione positiva, sia pure temporanee, Roger Abravanel (che sta cercando di esercitare tutta la moral suasion di cui è capace nella revisione del Codice di autoregolamentazione delle società quotate); e su target espliciti di presenza delle donne ai vertici delle aziende ha cominciato a metterci la faccia qualche amministratore delegato, come Profumo in Unicredit e Guerra in Luxottica.

Non lasciamoli soli.

martedì 22 settembre 2009

2017

Via GfK Eurisko, una simulazione sui possibili tempi del recupero dalla crisi.

lunedì 14 settembre 2009

Ancora sul quoziente familiare

Fatti due conti, l'anno scorso, ci eravamo dette che per quattro pepite in più non ne valeva la pena. Ma poiché ogni settimana leggiamo rutilanti dichiarazioni di esponenti governativi che indicano l'introduzione del quoziente familiare come obiettivo imprescindibile della legislatura, è bene mantenere elevata l'attenzione sulla faccenda, e sui suoi rischi.

Il migliore articolo degli ultimi tempi su questo tema è di Renato Fioretti su Rassegna.it (vi confesso che non so chi sia Renato Fioretti e che è la prima volta che capito su Rassegna.it). Si intitola "Quel quoziente familiare che sottrae" e vi invito a leggerlo. Qui un breve estratto:

[...] secondo le proiezioni elaborate dagli esperti, applicare la riforma in discussione - fermo restando il vigente regime fiscale - produrrebbe i seguenti effetti:
a) il vantaggio maggiore sarebbe realizzato dai contribuenti con elevato reddito e coniuge privo di occupazione. Infatti, la riduzione dell’imposta sarebbe tanto più rilevante quanto maggiore il differenziale tra un reddito alto (di uno dei due coniugi) e un altro basso o, addirittura, pari a zero;
b) il vantaggio fiscale sarebbe molto contenuto nel caso di due coniugi, entrambi lavoratori, con un differenziale di reddito più ridotto.
c) il beneficio sarebbe addirittura nullo nel caso di due coniugi percettori di redditi bassi.
Tra l’altro, quello che è sottotaciuto dai paladini del quoziente familiare, è il sostanziale disincentivo fiscale che una riforma di questo tipo determinerebbe rispetto all’offerta di lavoro femminile.
Erano proprio le cose di cui si era parlato ragionando per pepite. Ma, come abbiamo visto, occorre continuare a ragionare. Perché il sonno della ragione, diceva qualcuno, genera mostri.