giovedì 31 dicembre 2009

Le donne non invecchiano mai

Invecchiano invece, ovviamente, anche in una societa' come la nostra in cui (a pena di invisibilita') e' vietato invecchiare. Ma come invecchiano, e come attrezzarsi per quella nuova stagione che aspetta ognuna di noi al di la' di quella terra di nessuno che e' la menopausa, e' l'oggetto di indagine di questo splendido libro di Iaia Caputo.

Caputo ha letto i testi obbligatori dei gender studies americani (Germaine Greer, Eve Ensler, Nancy Friday, Erica Jong). Ha "scoperto" qualche studiosa italiana meno nota al di la' dei confini delle rispettive discipline (la storica Anna Rossi Doria, la sociologa Paola Borgna). Cita libri di uomini in qualche modo degni di nota per un discorso sulle donne: "Ragazzo" di Massimo Fini, "Il corpo del capo" di Marco Belpoliti. Ha intervistato donne straordinarie come Miriam Mafai e Cristina Comencini. Riporta anche parole di chi ha preferito rimanere anonimo: un chirurgo estetico in ascesa, la caporedattrice di un settimanale femminile. Ma e' il discorso politico quello che ho trovato piu' urgente, piu' angosciante.

Come e' possibile che venti, trenta o quarant'anni fa le donne potevano raggiungere questi livelli di autorevolezza [si riferisce a Miriam Mafai e altre intellettuali citate poco sopra] e quelle della generazione successiva, le protagoniste del femminismo e della fede nell'autodeterminazione femminile, ormai a loro volta donne piu' che mature, tranne rare eccezioni, non ci sono riuscite? Perche' in Italia non e' avvenuto un ricambio generazionale? Qual e' il mistero che avvolge la scomparsa delle donne nel nostro paese?
(Una premessa personale. Ancora oggi, mi capita di ascoltare uomini - giovani, intelligenti, di successo - che dicono "le femministe sono delle sfigate". Uomo, non ti rendi conto di quello che dici. Se non ci fosse stato il femminismo, in questo paese, saremmo ancora ad abortire coi ferri da calza sul tavolo di cucina. Non ti permettere mai piu' di mancare di rispetto alle donne che hanno permesso a tua sorella e a tua figlia di essere considerate esseri pensanti e corpi inviolabili).

Torniamo a Iaia Caputo, che ne parla con Alessandra Bocchetti, tra le fondatrici del Centro Virginia Woolf di Roma ed esponente storica del femminismo italiano:
Perche' nel paese che ha avuto il femminismo piu' politico, piu' partecipato, piu' numeroso, e anche quello che nel mondo e' durato piu' a lungo, le donne sono una presenza cosi' povera e tanto irrilevante, quantitativamente e purtroppo anche qualitativamente, sulla scena politica e piu' in generale pubblica? [...]
"Grande intelligenza, straordinarie speculazioni teoriche, ma il risultato e' oggi sotto gli occhi di tutti: un paese che ha perso l'anima, governato da soli uomini, in cui le donne sono scomparse
[...] Perche' quando si arriva al confronto con le istituzioni, con la politica, ci si tira indietro? Perche' non ci amiamo abbastanza, perche' il nostro principale difetto e' di non considerarci mai una priorita'. Tuttavia bisogna fare qualcosa, ma per agire e' indispensabile ritenersi responsabili; purtroppo le donne continuamo a sentirsi vittime, e questo appiattirsi sull'immagine di vittima e' davvero il lato oscuro del femminile."
Da dove ripartiresti?
"Senza quote in Italia non si va da nessuna parte: non le volevo, non mi piacciono, ma ormai sono convinta che dobbiamo tentare perche? il paese non puo' andare avanti cosi'. Farei una battaglia politica affinche' nella Corte costituzionale si arrivi a un 50 per cento: le leggi riguardano tutti, e non per un intento femminista, non per un astratto senso di giustizia, semplicemente per vivere meglio, perche' il mondo funzioni meglio, perche' sia piu' equilibrato deve essere governato da uomini e donne
[...] Bisogna darsi da fare. Il femminismo, inteso come movimento, e' finito ma la politica delle donne deve continuare."
(Di quote - o meglio, cominciamo a chiamarla con il suo nome: azione positiva - parla anche il costituzionalista Michele Ainis, ne La cura. Contro il potere degli inetti per una repubblica degli eguali, a cui rimando chi abbia dubbi su un possibile impianto giuridico dell'azione stessa. Ainis, vi segnalo, e' uno degli uomini da sostenere perche' sostengono le azioni positive per le donne).

E' appunto la politica delle donne che per prima deve continuare. Marguerite Duras, come riporta Iaia Caputo, ha detto una frase "definitiva nella sua precisione":
"Questo mancare delle donne a se stesse sempre l'ho sentito come un errore".
E allora, cerchiamo di non mancare a noi stesse. Prenderci questa responsabilita' e' l'augurio che vi faccio, ci faccio, per il 2010.

mercoledì 30 dicembre 2009

Un mondo alla rovescia. Alfabeto del postcapitalismo

Quasi 20 anni fa, Kirk Varnedoe e Adam Gopnik curarono una mostra al MoMA di New York intitolata "High & Low. Modern Art and Popular Culture" (catalogo, recensione). La premessa era semplice: la cultura "alta" si serve in continuazione di prestiti dalla cultura di massa e a sua volta la influenza. La pubblicita', i graffiti, i fumetti comparivano quindi nel persorso della mostra a fianco ai capolavori della pittura moderna.

Un mondo alla rovescia, il recente libro di Walter Mariotti, opera un accostamento simile. Appaia Berlusconi a Hegel, l'iPhone a Tito Lucrezio Caro, Brangelina a Heidegger, e Pamela Anderson a Roland Barthes. Tutto questo per "capire cosa accada al lifestyle quando il capitalismo viene spinto nel campo di forze del mercatismo", in un "racconto per appunti [...] contaminato dall'ispirazione aforistica."

Il punto di partenza per il libro e' la delusione dell'era post-ideologica: "Siamo davvero certi che l'exit strategy all'orrore di gulag e pianificazione fossero carte revolving, trasgressioni trans e reality show?" Non c'e' una risposta: ci sono una serie di brevi capitoli o minisaggi, per lo piu' con titoli brevi (Antipensiero, Caso, Corpo, Dittatori, Luce, Moda, Russi, Seduzione, Tradizione...), che servono all'autore per guidarci tra salti logici (l'Italian Style da Curzio Malaparte a Mario Draghi), riscoperte (Adriano Olivetti, Ezra Pound) e speranze forse troppo ottimiste per i fatti di questi giorni (una borghesia iraniana "che potrebbe traghettare l'Iran nel cuore dell'Occidente, cui appartiene per diritto storico e culturale"). In questo viaggio di interpretazione filosofica del contemporaneo i compagni di strada sono moltissimi: Agostino d'Ippona, Anselmo d'Aosta, Von Hayek, Derrida, Habermas, Putnam, Bodei, Zizek, Baudrillard e altri ancora.

Un volto atipico del nostro tempo, forse un volto straordinariamente inattuale, traspare pero' tra le righe di alcune delle pagine che abbandonano l'attualita' alla ricerca di trascendenza: nelle pagine sull'astrologia come via iniziatica ed esoterica, o in quelle sul sesso che "non riguarda la cultura, pagana, cristiana o altra, ma la natura. [...] Non l'apparenza, dunque, ma la verita'. [...] Il sesso e' caos, buio, abisso primordiale che mette in discussione ogni ordine divino e umano [...] Nel sesso c'e' tutto cio' che va oltre, che esce dall'ordine della verita' per tornare nel mistero, nell'oscurita', nel silenzio."
Mariotti nasce come filosofo, si afferma come giornalista, ma diventera' un mistico. You read it here first!

sabato 19 dicembre 2009

La giovane donna e l'esperto

Sarò ipersensibile, ma voi lettori mi conoscete.

La pubblicità a fianco (grazie a first draft per lo scan) dice "La giovane donna e i piccoli gesti". Eh già, perché i piccoli gesti sono i soli a cui le giovani donne possono ambire. I grandi gesti li fa qualcun altro.
Oggi sui giornali c'è un altro soggetto della medesima campagna. Un fotomodello fa finta di essere un artigiano e passa un pennello sulla suola di una scarpa maschile. Che cosa c'è scritto secondo voi? "Il giovane uomo e i piccoli gesti"? Macché: c'è scritto "L'esperto all'opera".
La pubblicità è malvagia perché perpetua stereotipi obsoleti. Se ci fate caso, nei media "l'esperto" è quasi sempre un uomo; nei tg la donna è più che altro vittima di fatti di cronaca nera; le poche volte che in un programma televisivo interviene un'"esperta", come ha mostrato un'indagine del Censis, lo è soprattutto su argomenti come l'astrologia (20,7%), la natura (13,8%), l'artigianato (13,8%) e la letteratura (10,3%). E la pubblicità, che avrebbe forse la libertà di proporre altro, si adegua. Che persino questa campagna, condotta da una casa di moda per rinforzare proprio l'esclusività della sua produzione artigianale, conferisca lo status di "esperto" al soggetto maschile e non a quello femminile, è colpevolmente diseducativo. Boicottate Louis Vuitton.

domenica 6 dicembre 2009

Un mondo migliore passa anche per le piccole cose: l'ecologia urbana secondo Eugea

Domani inizia il vertice di Copenhagen, palcoscenico di uno dei più grandi dibattiti politici di questi anni e ricettacolo di speranze ad alto rischio di rimanere deluse. Se siete come me, oltre ad appassionarvi ai grandi teatri dei destini umani, credete anche che un mondo migliore passi per le piccole cose: e oggi vi parlo appunto di una piccola cosa di cui mi è accaduto di appassionarmi.

Entro Natale, insieme ad altri soci di Italian Angels for Growth, sarò tra gli azionisti di Eugea. Eugea (Ecologia Urbana Giardini e Ambiente) è la start-up avviata da un gruppo di ricercatori in entomologia del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agroambientali dell'Università di Bologna. Dell'ecologia urbana, di solito, si occupano gli enti pubblici: Eugea nasce con l'idea di dare anche ai privati, a ognuno di noi, qualche strumento per ripristinare in città angoli di natura e di biodiversità. E non sono strumenti difficili: sono semi o uova di insetti che ci servono, per esempio, a far nascere piante che attirano le farfalle, o a combattere gli afidi introducendo i loro predatori naturali. Sono cose che ognuno di noi può fare in un balcone, a un davanzale.

Per gli appassionati di letteratura, il team di Eugea è andato a rileggere alcuni grandi scrittori e identificare le piante utili che appaiono nelle loro pagine: così nascono i cofanetti di semi chiamati Giardini Letterari, Proust e la natura ritrovata (calendula, Coreopsis tintoria, cosmos e alisso) e Hesse e la natura svelata (pomodorino, lattughina, pisello odoroso, zinnia e convolvolo). E per Natale, la creatività di Eugea ha prodotto i Coco Christmas: decorazioni natalizie in fibra di cocco, che si possono appendere all'albero e dopo il Natale, piantate e innaffiate, produrranno calendule, cosmos e zinnie.

Le confezioni dei prodotti Eugea sono assemblate a mano dalla Cooperativa Sociale Asscoop Onlus, che si propone di creare opportunità di inserimento lavorativo per cittadini a rischio di deriva sociale per disabilità psicofisiche. Le confezioni sono realizzate in carta non trattata chimicamente e non presentano colle o altri adesivi nocivi per l'ambiente. Sono tutte piccole cose: ma appunto, come dicevo, anche le piccole cose aiutano a produrre un mondo migliore.

Potete diventare fan di Eugea qui; trovate i suoi prodotti nei Multicenter Mondadori, nei negozi Città del Sole e sul sito Eugea Store.