Le donne non invecchiano mai
Invecchiano invece, ovviamente, anche in una societa' come la nostra in cui (a pena di invisibilita') e' vietato invecchiare. Ma come invecchiano, e come attrezzarsi per quella nuova stagione che aspetta ognuna di noi al di la' di quella terra di nessuno che e' la menopausa, e' l'oggetto di indagine di questo splendido libro di Iaia Caputo.
Caputo ha letto i testi obbligatori dei gender studies americani (Germaine Greer, Eve Ensler, Nancy Friday, Erica Jong). Ha "scoperto" qualche studiosa italiana meno nota al di la' dei confini delle rispettive discipline (la storica Anna Rossi Doria, la sociologa Paola Borgna). Cita libri di uomini in qualche modo degni di nota per un discorso sulle donne: "Ragazzo" di Massimo Fini, "Il corpo del capo" di Marco Belpoliti. Ha intervistato donne straordinarie come Miriam Mafai e Cristina Comencini. Riporta anche parole di chi ha preferito rimanere anonimo: un chirurgo estetico in ascesa, la caporedattrice di un settimanale femminile. Ma e' il discorso politico quello che ho trovato piu' urgente, piu' angosciante.
Come e' possibile che venti, trenta o quarant'anni fa le donne potevano raggiungere questi livelli di autorevolezza [si riferisce a Miriam Mafai e altre intellettuali citate poco sopra] e quelle della generazione successiva, le protagoniste del femminismo e della fede nell'autodeterminazione femminile, ormai a loro volta donne piu' che mature, tranne rare eccezioni, non ci sono riuscite? Perche' in Italia non e' avvenuto un ricambio generazionale? Qual e' il mistero che avvolge la scomparsa delle donne nel nostro paese?(Una premessa personale. Ancora oggi, mi capita di ascoltare uomini - giovani, intelligenti, di successo - che dicono "le femministe sono delle sfigate". Uomo, non ti rendi conto di quello che dici. Se non ci fosse stato il femminismo, in questo paese, saremmo ancora ad abortire coi ferri da calza sul tavolo di cucina. Non ti permettere mai piu' di mancare di rispetto alle donne che hanno permesso a tua sorella e a tua figlia di essere considerate esseri pensanti e corpi inviolabili).
Torniamo a Iaia Caputo, che ne parla con Alessandra Bocchetti, tra le fondatrici del Centro Virginia Woolf di Roma ed esponente storica del femminismo italiano:
Perche' nel paese che ha avuto il femminismo piu' politico, piu' partecipato, piu' numeroso, e anche quello che nel mondo e' durato piu' a lungo, le donne sono una presenza cosi' povera e tanto irrilevante, quantitativamente e purtroppo anche qualitativamente, sulla scena politica e piu' in generale pubblica? [...](Di quote - o meglio, cominciamo a chiamarla con il suo nome: azione positiva - parla anche il costituzionalista Michele Ainis, ne La cura. Contro il potere degli inetti per una repubblica degli eguali, a cui rimando chi abbia dubbi su un possibile impianto giuridico dell'azione stessa. Ainis, vi segnalo, e' uno degli uomini da sostenere perche' sostengono le azioni positive per le donne).
"Grande intelligenza, straordinarie speculazioni teoriche, ma il risultato e' oggi sotto gli occhi di tutti: un paese che ha perso l'anima, governato da soli uomini, in cui le donne sono scomparse [...] Perche' quando si arriva al confronto con le istituzioni, con la politica, ci si tira indietro? Perche' non ci amiamo abbastanza, perche' il nostro principale difetto e' di non considerarci mai una priorita'. Tuttavia bisogna fare qualcosa, ma per agire e' indispensabile ritenersi responsabili; purtroppo le donne continuamo a sentirsi vittime, e questo appiattirsi sull'immagine di vittima e' davvero il lato oscuro del femminile."
Da dove ripartiresti?
"Senza quote in Italia non si va da nessuna parte: non le volevo, non mi piacciono, ma ormai sono convinta che dobbiamo tentare perche? il paese non puo' andare avanti cosi'. Farei una battaglia politica affinche' nella Corte costituzionale si arrivi a un 50 per cento: le leggi riguardano tutti, e non per un intento femminista, non per un astratto senso di giustizia, semplicemente per vivere meglio, perche' il mondo funzioni meglio, perche' sia piu' equilibrato deve essere governato da uomini e donne [...] Bisogna darsi da fare. Il femminismo, inteso come movimento, e' finito ma la politica delle donne deve continuare."
E' appunto la politica delle donne che per prima deve continuare. Marguerite Duras, come riporta Iaia Caputo, ha detto una frase "definitiva nella sua precisione":
"Questo mancare delle donne a se stesse sempre l'ho sentito come un errore".E allora, cerchiamo di non mancare a noi stesse. Prenderci questa responsabilita' e' l'augurio che vi faccio, ci faccio, per il 2010.


