VeDrò, polemica
Di VeDrò e dei "vedroidi" una sola cosa mi ha lasciato perplessa: la sensazione, sottopelle, che anche questa generazione (ricordo che c'erano ventenni, trentenni e quarantenni) sia poco internettiana. Troppo poco.
Non tanto per la scarsa eco di un evento, a cui pure partecipavano seicento persone: sparuti i commenti su Twitter con tag #vedro2010, pochi i blog post (tranne quelli dei miei prolifici colleghi, Daniele Bellasio e Luca De Biase), poco più che una vetrina fotografica - nonostante l'impegno dei curatori - la pagina Facebook. Ma per quello che ho intravisto della mentalità di molti, e soprattutto di molti dei VIP, che erano presenti.
Per concretizzare questa sensazione: uno degli ultimi interventi a VeDrò, quello del giornalista Curzio Maltese, mi è sembrato in qualche modo dar voce allo stereotipo di Internet come "regno delle bufale": luogo elettivo della comunicazione senza contraddittorio, delle ondate emotive, delle leggende e delle falsità. E' una posizione che sentiamo spesso esprimere da coloro che appartengono alla generazione che ci precede, e che incidentalmente credo faccia il paio con l'estraneità delle nostre élite alla cultura scientifica (si può fare benissimo il Ministro della Repubblica senza usare Internet, ma non si può fare il ricercatore nel nanotech, nella genetica o nei sistemi emergenti). Ma non credevo che fosse anche la nostra, quella dei "vedroidi", e non volevo crederlo. Eppure nessuna mano si è alzata per chiedere a Maltese se veramente stesse dicendo queste cose, e se ne fosse convinto; o forse, chissà, non c'è stato abbastanza tempo per le domande; sicuramente non per la mia.
Se su Internet la pensate anche voi così, ho tre risposte (o forse tre citazioni, di cui un'autocitazione).
La prima è il pezzo che ho scritto, con un po' di retorica, qualche mese fa su Internet e verità.
La seconda è di Jay Rosen, professore di giornalismo alla New York University, intervistato dall'Economist:
Ninety percent of everything is crap, but that's nothing novel. There's just more everything now.La terza, e forse la più chiara, è quella espressa pochi giorni fa da Juan Carlos De Martin del Politecnico di Torino in un intervento su La Stampa (l'enfasi è mia):
... le informazioni inaccurate, i contatti indesiderati, le interruzioni, eccetera - sono, da una parte, problemi naturali, per quanto a volte fastidiosi, in società che hanno scelto di essere aperte come le nostre, e dall’altra parte hanno già numerose soluzioni, a vari livelli. Soluzioni tecnologiche: filtri anti-spam, opzioni di privacy, sistemi di rating, filtri di classificazione automatica della posta elettronica e altro ancora. Soluzioni lato utente: [...] la possibilità, alla portata di chiunque, di imparare a valutare l'attendibilità di un sito Web proprio come nei secoli scorsi abbiamo imparato a valutare l'attendibilità di libri, case editrici, giornali, riviste e volantini. Soluzioni sociali: si stanno rafforzando e meglio articolando - basta dare tempo al tempo - norme di comportamento relative alle varie attività online, come già successo in passato per ogni invenzione largamente diffusa.Insomma, il novanta per cento di tutto (tutti i giornali, tutti i libri, tutta la televisione) è inutile o inattendibile, dice Jay Rosen; è solo che con Internet il tutto si è allargato, numeratore e denominatore sono entrambi cresciuti; non è cambiata di molto la proporzione. E allora, come suggerisce De Martin, alleniamo i nostri anticorpi allo stesso modo; insegniamo ai nostri figli che non tutto quello che ci raccontano alla televisione è vero, così come non tutto quello che scopriamo su Internet è vero; e che quando ci raccontano bufale, come davanti alla TV possiamo cambiare canale, così su Internet una versione dei fatti più vera può essere a un click di distanza.