venerdì 3 settembre 2010

VeDrò, riflessioni

Nei giorni scorsi ho avuto l'opportunità di partecipare a VeDrò 2010, un evento per me nuovo ma per molti altri ormai alla sesta edizione.

L'argomento di quest'anno, la leadership, è un tema che mi è caro e di cui vorrei aver capito l'importanza quand'ero più giovane. Declinato in diversi modi e visto da diverse angolazioni, a Vedrò ha dato luogo a diciassette working group; il mio era "Che genere di leader", che ha riflettuto e discusso sulla leadership delle donne, coordinato da Alessia Mosca e Francesco Sanna, con il supporto dell'ottimo David Ragazzoni.
Ma quello di cui vorrei parlarvi sono le sessioni plenarie, perché più di ogni altra cosa mi hanno convinto che l'evento a cui stavo partecipando era uno di quelli di cui ce ne vorrebbero di più, qui in Italia. Due le discipline al centro del discorso: la scienza e la storia. Due mondi di cui - mediamente - sappiamo poco, e se ne sappiamo poco noi ("vedroidi") ne sa ancora meno il resto della gente, quelli che non fanno parte (per usare un vecchio termine delle scienze politiche) dell'élite invitata a Dro né delle varie altre élite in circolazione nel Paese, e che quindi votano, insieme a noi, per dei leader che non sanno nulla di scienza e che dimenticano la storia.
Dalla comunità scientifica sono saliti sul palco Roberto Cingolani, il direttore scientifico dell'Istituto Italiano di Tecnologia (già protagonista di alcune memorabili pagine di Meritocrazia di Roger Abravanel, un compendio di quello che occorre per fare ricerca scientifica in Italia), che ha parlato di robotica e nanotecnologie; Roberto Defez, ricercatore presso il CNR di Napoli, che ha tenuto un intervento inititolato "Free OGM!"; e Maurizio Porfiri, un matematico applicato che costruisce modelli di comportamenti emergenti nei gruppi, lavorando sui robot e sui pesci - e che ha costruito un pesce-robot in grado di diventare leader di un branco di pesci vivi.

Di storia ci ha invece parlato il giornalista e autore televisivo Antonello Piroso, che ci ha raccontato di uno dei leader misconosciuti degli anni '70: Giorgio Ambrosoli, il liquidatore delle banche di Michele Sindona, che dedicò anni a scoperchiare vasi di Pandora tra depositi offshore e contabilità fasulle, nonostante la guerra sotterranea contro di lui da parte dei poteri forti che proteggevano Sindona, e che fu ucciso nel portone di casa da un sicario che gli si avvicinò dicendo gentilmente "Mi scusi, Avvocato Ambrosoli". (L'intervento a VeDrò diventerà uno speciale della trasmissione Niente di personale, su La7 il 12 settembre alle 22:3021:30, che vi consiglio caldamente). Tutto questo, che è la nostra storia, noi della generazione VeDrò, lo ignoriamo: perché eravamo bambini o non eravamo ancora nati quando accadde, e perché quando siamo andati a scuola era ancora troppo recente per entrare nei programmi.















Bellissima quindi l'agenda di Vedrò, una sorta di summer school per leader emergenti, che ne cura la cultura scientifica e la memoria storica, due virtù che ci mancano quasi del tutto. La scienza ci servirebbe - almeno - per non fare leggi che ci riportano al secolo scorso e campagne di opinione pubblica che ci relegano ai margini del mondo progredito (quanti dei nostri leader politici ed economici sono scienziati e ingegneri? bene, vogliamo fare il confronto con i leader di Singapore o della Cina?); la storia, be' la storia, quella ci serve per sapere chi siamo, chi sono i nostri genitori, chi ha combattuto per che cosa, per che cosa vogliamo combattere noi.

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