domenica 24 gennaio 2010

Le perfezioni provvisorie e la prima regola

Dall'ultimo noir di Gianrico Carofiglio, Le perfezioni provvisorie.

E alla fine mi ricordai di una volta, forse due anni prima, che Carmelo Tancredi mi aveva invitato a fare un giro sul suo gommone.
Era un giorno di fine maggio, il mare era calmo, la giornata lattiginosa. [...]
Mangiammo focaccia, bevemmo birra, prendemmo il sole e parlammo a lungo. Come capita, da chiacchiere senza importanza passammo a questioni fondamentali.
"Tu hai regole, Guerrieri?" mi chiese a un certo punto Tancredi.
"Regole? Non ci ho mai pensato. Non esplicitamente, almeno. Ma sì, credo di sì. E tu?"
"Sì, anch'io."
"Quali sono le tue?"
"Faccio lo sbirro. La prima regola, per uno sbirro, è non umiliare quelli con cui hai a che fare per via del tuo lavoro. Il potere sulle altre persone è qualcosa di osceno e l'unico modo per renderlo tollerabile è il rispetto. E' la regola più importante e anche la più facile da violare. E per te?"

mercoledì 20 gennaio 2010

Mi piace lavorare nell'editoria...

... perché è l'unico business in cui, durante le riunioni, puoi auspicare esplicitamente l'uso del rasoio di Occam.
Ti sfottono lo stesso, ti sfottono; però almeno capiscono quello che vuoi dire.

sabato 16 gennaio 2010

Internet è una megalopoli

Internet è come una città. Una grande città.
Finché avevamo solo il telegrafo, il telefono, i giornali e la televisione era come se vivessimo tutti in campagna.
Ora che c'è Internet, viviamo in città.
Una città enorme, caotica, tentacolare: un'Internet che è diversa da quella dei pionieri come la Shanghai di oggi è diversa dalla Atene del quinto secolo avanti Cristo. Ma pur sempre una città. Un posto con strade, piazze, viali, negozi, cinema, parchi, fogne, cimiteri. Se ci siamo da un po', sappiamo leggere la segnaletica e muoverci agilmente. Se siamo nuovi, come il contadino analfabeta che ha appena venduto mucche e maiali per vivere in uno slum coi tetti di lamiera, impariamo ugualmente a leggere la città: questo è il palazzo del potere, questa è la piazza del mercato, questo è il quartiere a luci rosse, questa è la discarica dei rifiuti. Faremo più fatica a orientarci, all'inizio, ma raramente torneremo indietro.
Le persone arrivano su Internet per gli stessi motivi per cui, da secoli e in numeri decollati esponenzialmente dalla Rivoluzione Industriale in poi, arrivano in città: opportunità economica, commercio e scambio, conoscenza, creatività, socialità, intrattenimento. E per gli stessi motivi continueranno ad arrivarci.
Alle città non chiediamo verità. Chiediamo giustizia ai tribunali, chiediamo bellezza ai musei, chiediamo conoscenza alle università, chiediamo verità alle religioni. Ogni grande città è fatta di gente onesta e di incantatori di serpenti, di potenti e di lebbrosi, di cattedrali e di macerie, di palcoscenici del sublime e di banlieue con le auto in fiamme, di gesti di bontà quotidiana e di cadaveri sciolti nell'acido, di vigliacchi e di eroi.
Una Internet dell'utopia vivrebbe in pace e prosperità, come la città che Ambrogio Lorenzetti dipinse nell'Allegoria del Buon Governo della Sala dei Nove al Palazzo Pubblico di Siena. Una Internet della distopia vivrebbe nella paura sotto la tirannide, come la città dipinta sulla parete opposta.
Nessuna delle due è una città reale. Da millenni la civiltà si interroga sul buon governo delle città: la soluzione che porta alla perfetta pace e prosperità non l'ha ancora trovata. Ci stupiamo dunque se la grande città che chiamiamo Internet non ha trovato la sua soluzione?

mercoledì 6 gennaio 2010

Riflessioni (sull'Italia) al ritorno dall'Argentina

L'Argentina mi è sembrata, e spero di non causare offese, un bellissimo Paese di straccioni bravi a tener su le apparenze. Anche noi, tra cinquant'anni o forse meno, saremo così.

Loro si sono fermati all'allevamento dei bovini e all'esportazione di soia e mais. Noi ci fermeremo alla produzione di tondino e al design di elettrodomestici.

Perché dico questo? Perché un Paese che ha un sistema educativo senza punte di eccellenza e che lo lascia deterioriare come stiamo facendo noi non ha futuro.

Altre cose che abbiamo in comune con gli argentini: un'insana commistione tra la politica e i media.

Cose su cui loro sono più avanti: noi parliamo di combattere l'evasione con la lotteria che premia gli scontrini fiscali; loro l'hanno già provata (si chiama Iva y Vuelta, peccato che abbiano sospeso il programma dopo poco più di sei mesi, pare per mancanza di budget.)