
Internet è come una città. Una grande città.
Finché avevamo solo il telegrafo, il telefono, i giornali e la televisione era come se vivessimo tutti in campagna.
Ora che c'è Internet, viviamo in città.
Una città enorme, caotica, tentacolare: un'Internet che è diversa da quella dei pionieri come la Shanghai di oggi è diversa dalla Atene del quinto secolo avanti Cristo. Ma pur sempre una città. Un posto con strade, piazze, viali, negozi, cinema, parchi, fogne, cimiteri. Se ci siamo da un po', sappiamo leggere la segnaletica e muoverci agilmente. Se siamo nuovi, come il contadino analfabeta che ha appena venduto mucche e maiali per vivere in uno slum coi tetti di lamiera, impariamo ugualmente a leggere la città: questo è il palazzo del potere, questa è la piazza del mercato, questo è il quartiere a luci rosse, questa è la discarica dei rifiuti. Faremo più fatica a orientarci, all'inizio, ma raramente torneremo indietro.
Le persone arrivano su Internet per gli stessi motivi per cui, da secoli e in numeri decollati esponenzialmente dalla Rivoluzione Industriale in poi, arrivano in città: opportunità economica, commercio e scambio, conoscenza, creatività, socialità, intrattenimento. E per gli stessi motivi continueranno ad arrivarci.
Alle città non chiediamo verità. Chiediamo giustizia ai tribunali, chiediamo bellezza ai musei, chiediamo conoscenza alle università, chiediamo verità alle religioni. Ogni grande città è fatta di gente onesta e di incantatori di serpenti, di potenti e di lebbrosi, di cattedrali e di macerie, di palcoscenici del sublime e di banlieue con le auto in fiamme, di gesti di bontà quotidiana e di cadaveri sciolti nell'acido, di vigliacchi e di eroi.
Una Internet dell'utopia vivrebbe in pace e prosperità, come la città che Ambrogio Lorenzetti dipinse nell'Allegoria del Buon Governo della Sala dei Nove al Palazzo Pubblico di Siena. Una Internet della distopia vivrebbe nella paura sotto la tirannide, come la città dipinta sulla parete opposta.
Nessuna delle due è una città reale. Da millenni la civiltà si interroga sul buon governo delle città: la soluzione che porta alla perfetta pace e prosperità non l'ha ancora trovata. Ci stupiamo dunque se la grande città che chiamiamo Internet non ha trovato la sua soluzione?