mercoledì 24 marzo 2010

Gli scarabocchi di Ikonnikov. Da "Vita e destino" di Vasilij Grossman

1942-43. Un campo di prigionia tedesco, durante l'assedio di Stalingrado.

Il prigioniero Mostovskoj, uscito da tre settimane di cella di isolamento, ha un colloquio nell'ufficio del direttore del lager, il ripugnante Sturmbannführer Liss.
Prima di uscirne per essere riaccompagnato in camerata, si rimette in tasca un pacchetto di fogli sporchi che gli erano stati sequestrati durante una perquisizione.
"Non riusciva a dormire, e il nuovo giorno stava già cominciando. Con la schiena appoggiata alla parete di assi ruvide e nodose d'abete, provò a decifrare gli scarabocchi di Ikonnikov."
In che cosa consiste il bene? A chi lo si fa? Chi lo fa? Esiste un bene comune, applicabile a ogni uomo, a ogni razza, a ogni circostanza? Oppure il mio bene è il tuo male, e il bene del mio popolo il male del tuo? E' eterno, il bene, immutabile, o forse quello che ieri era bene oggi diventa vizio, e il male di ieri è il bene di oggi?

Nei millenni passati l'idea del bene ha fatto qualche passo avanti? E' o non è un concetto valido per ogni uomo, "e non c'è greco e non c'è giudeo", come dicevano gli apostoli? E non ci sono classi né nazioni né Stati? O forse il concetto è ancora più ampio e si estende anche agli animali, agli alberi e al muschio, è ampio quanto lo volevano il Buddha e i suoi discepoli? Quel Buddha che per cogliere la vita tramite il bene e l'amore arrivò a negarla.
Nel corso dei millenni le teorie dei maestri dell'etica e della filosofia hanno portato a una limitazione del concetto di bene.
L'idea cristiana, lontana cinque secoli dalla buddhista, restrinse il mondo dei viventi a cui applicare il concetto di bene. Che non riguardava tutti gli esseri, ma soltanto gli umani.
Il bene dei primi cristiani, il bene degli uomini tutti venne sostituito dal bene dei soli cristiani, a cui si affiancava il bene dei musulmani e il bene degli ebrei.

Passarono i secoli, e il bene dei cristiani si scisse nel bene dei cattolici e dei protestanti, e nel bene degli ortodossi. E dal bene degli ortodossi nacque il bene dei vecchi e dei nuovi credenti.

Poi è toccato al bene dei ricchi e a quello dei poveri, e infine al bene dei gialli, dei neri, dei bianchi.

E così, scissione dopo scissione, sono nati il bene di una setta, di una razza o di una classe; e quanti si trovavano oltre la linea chiusa del cerchio non ne erano parte.
E gli uomini si avvidero che molto sangue era stato versato per quel bene piccolo piccolo che buono non era, e in nome della sua battaglia contro ciò che riteneva male.
Un tale concetto di bene si rivela talvolta un flagello, un male peggiore del male stesso.

Un bene siffatto non è che una buccia vuota da cui è caduto, perdendosi, il seme più sacro.

Che cos'è, dunque, il bene? Una volta si diceva: il bene è il disegno e l' azione che ne deriva, la quale conduce alla vittoria e alla forza dell' umanità, di una famiglia, di una nazione, di uno Stato, di una classe, di una fede religiosa.

Anche coloro che perseguono il proprio bene personale cercano di ammantarlo di universalità, e dichiarano: "Il mio bene coincide con il bene di tutti, il mio bene non serve a me soltanto, ma a ogni altro uomo. E facendo il mio bene, mi metto al servizio dell'umanità intera."
In tal modo il bene che ha perso universalità - il bene di una setta, di una classe, di una nazione e di uno Stato - si veste di un'universalità mendace per giustificare la propria battaglia contro ciò che esso considera male.
Persino il sangue versato da Erode non fu versato in nome del male, ma di ciò che per Erode era il bene. Perché la nuova forza che era nata minacciava di morte lui, la sua famiglia, i suoi amici e favoriti, il suo regno, il suo esercito.

E tuttavia non era nato il male, bensì il cristianesimo. Mai l'umanità aveva sentito dire: "Non giudicate se non volete essere giudicati. Perché col giudizio con cui giudicate sarete giudicati, e con la misura con la quale misurate sarete misurati... Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi maltrattano. Tutto quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro: questa infatti è la Legge e questi i Profeti."

Che cosa ha portato agli uomini questa parola di pace e di amore?

L' iconoclastia bizantina, le torture dell' Inquisizione, la lotta alle eresie in Francia, in Italia, nelle Fiandre e in Germania, quella tra cattolici e protestanti, la crudeltà degli ordini monastici, secoli di persecuzioni che hanno soffocato la scienza e la libertà, lo sterminio per mano cristiana delle tribù pagane della Tasmania, interi villaggi africani dati alle fiamme. E' costato sofferenze maggiori dei misfatti di criminali e briganti malvagi per natura...

mercoledì 10 marzo 2010

Networking per la Girl Geek

Ho scritto, su invito delle Girl Geeks, un guest post intitolato "Networking per la Girl Geek".

Ma penso che possa esservi utile anche se siete un guy, e anche se per caso non siete un geek. Buona lettura! Fatemi sapere che cosa ne pensate.

sabato 6 marzo 2010

Il diverso, livore e disprezzo

Non siamo bravi, in generale, ad accettare il diverso. Destra e sinistra, nativi e immigrati, religiosi e atei, straight e gay: l'Italia di oggi offre nel migliore dei casi una scomoda e diffidente convivenza, nel peggiore solo astio, livore e disprezzo.

Ma c'è una diversità che il paese reale vive con un'aggressività che mi rattrista ancora di più: quella tra uomini e donne. Pochi giorni fa, ho letto un articolo di Daniela Roveda (autrice di ottimi reportage da Los Angeles) intitolato "Gender gap dopo la crisi. Neomatriarcato a caro prezzo", secondo il quale, se è vero negli Stati Uniti gli uomini sono stati trattati peggio dalla recessione, anche le donne ne stanno uscendo con le ossa rotte, e l'aumento delle famiglie senza un genitore uomo rischia di innescare anche tra i bianchi la spirale di povertà e underachievement ben nota nei ghetti neri.

Ebbene, non è tanto l'articolo che mi ha gettata nello sconforto: sono i commenti dei lettori. Qualche assaggio? "le donne sono maestre nell'apparire, quasi mai nell'essere"; "Il matrimonio e' una fregatura x i maschi e una bella polizza vita x le donne"; "In acso di divorzio o separazione la custodia dei figli viene assegnata nel 95% dei casi alla ex moglie ed il coniuge maschio si trova a svolgere la mera funzione di "bancomat""; "la legge italiana va riformata xche' e' sbilanciata a favore della donna"; "La morale, o meglio l'assenza di morale, delle donne, in una società degradata fa premio"; "è meglio che i due sessi si separino sempre più, non si sposino più e non facciano più figli"; "ho due figli maschi ,e quando saranno grandi darò loro soltanto un consiglio: NON SPOSATEVI ! MAI !!"

Lo dico con tristezza, e senza ironia: siamo tutti degli stupidi e delle stupide. Certo, il matrimonio può non andar bene per tutti, e siamo stupidi quando lo scegliamo e poi ce ne atteggiamo a vittima. Ma non basta riconoscere questo. Dovremmo, mani nelle mani e occhi negli occhi, riconoscere quel che c'è di bello e di buono nell'altro, costruire alleanze, lavorare per una società migliore: ma, se i commenti che vi ho citato riflettono il sentire comune, non sappiamo fare altro che disgregarla, disprezzandoci a vicenda.

Noi donne, poi, siamo stupide, perché in Italia pur avendo raggiunto la parità educativa siamo ancora abissalmente lontane dagli uomini nella partecipazione alla vita politica e soprattutto economica, al punto che l'Italia si trova al 72° posto nella classifica della parità tra i sessi nelle 134 nazioni per le quali il World Economic Forum compila il Gender Gap Report. Tra di noi certamente alcune sono state pigre e opportuniste, altre ce l'hanno messa tutta per farcela con le sole proprie forze; certamente alcune hanno incontrato discriminazione evidente, altre solo quella subdola e sotterranea, altre invece nessuna. Ma collettivamente, come genere, e nonostante un quadro legislativo che da almeno trent'anni non è tra i peggiori, abbiamo mostrato quella peculiare forma di stupidità che è il "mancare delle donne a se stesse". E abbiamo perso tutti, donne e uomini, quasi più per autolesionismo che per la guerra di logoramento tra gli uni e le altre.

Quale strada per una riconciliazione tra uomini e donne? Quale processo di pace?