Biennale 2011. Due parole sul Padiglione Italia
Lo scorso giugno, all'apertura della 54a Biennale di Venezia, ho prestato poca attenzione alle polemiche sul Padiglione Italia, per il quale Vittorio Sgarbi ha chiesto a "200 grandi personalità di riconosciuto prestigio internazionale" di indicare un artista italiano contemporaneo "che abbia avuto una rilevanza nel primo decennio di questo millennio": il padiglione è appunto popolato con una o più opere di ciascuno degli artisti indicati da queste personalità, a prescindere dal fatto che costoro siano realmente, per mestiere o per passione, fonti autorevoli - o almeno competenti - sull'arte italiana degli ultimi dieci anni. ("Il Comitato degli Intellettuali è presieduto dal Prof. Emmanuele F.M. Emanuele, personalità di spicco nel panorama culturale italiano.")
Potete consultare voi stessi la lista dei 200 intellettuali, e degli artisti scelti, qui. Sono in realtà diventati 238: qualcuno si deve essere offeso per non essere stato scelto sin dall'inizio. A scorrerla, camminando per il padiglione, ecco qualcuna delle domande che mi sono fatta.
Potete consultare voi stessi la lista dei 200 intellettuali, e degli artisti scelti, qui. Sono in realtà diventati 238: qualcuno si deve essere offeso per non essere stato scelto sin dall'inizio. A scorrerla, camminando per il padiglione, ecco qualcuna delle domande che mi sono fatta.
- Quanti di questi Intellettuali hanno più di 70 anni? Quasi tutti quelli davvero famosi: Gillo Dorfles (nato nel 1910), Raffaele La Capria (1922), Arturo Schwarz (1924), Umberto Veronesi (1925), Dario Fo (1926), Ennio Morricone (1928), Emanuele Severino (1929), Antonino Zichichi (1929), Tullio Gregory (1929), Francesco Alberoni (1929), Folco Quilici (1930), Ermanno Olmi (1931), Furio Colombo (1931), Giorgio Forattini (1931), Tullio de Mauro (1932), Vincenzo Consolo (1933), Adriana Asti (1933), Elio Fiorucci (1935), Ferdinando Camon (1935), Gianni Letta (1935), Corrado Augias (1935), Mogol (1936), Jas Gawronski (1936), Franco Maria Ricci (1937), Jolanda Insana (1937), Domenico de Masi (1938), Pupi Avati (1938), Giorgetto Giugiaro (1938), Claudio Magris (1939), Bernardo Bertolucci (1940), Gavino Sanna (1940)... e sicuramente me ne sono sfuggiti.
- Quanti hanno meno di 40 anni? Certo, ce n'è una spruzzatina: Silvia Avallone e forse qualche altro, ma faccio fatica a trovarli. Molti sono in quella fascia degli ex giovani talenti, tra i 40 e i 50 anni, in cui in Italia si dice ancora "è un giovane scrittore", ma nel resto del mondo non lo si è più. (Nella foto: Pier Paolo Pasolini, uno che diventò intellettuale prima dei quarant'anni.)
- Perché tra gli intellettuali ci sono così pochi giovani? (O ci sono, ma il convocatore non li ha scelti?) Non ci sono per semplice gerontocrazia, perché vorrebbero essere riconosciuti come intellettuali ma sono "tappati" da tutti i settuagenari e ottuagenari che occupano cattedre e scrivono editoriali al posto loro, e aspettano il proprio turno? O perché hanno rinunciato a esercitare il ruolo di intellettuale, e per campare si sono dati alla ristorazione o alla vendita di spazi pubblicitari o a un qualsiasi lavoro come quelli della gente normale?
- Qual è il metodo giusto per costruire un padiglione "aperto"? Aperto alle indicazioni degli intellettuali (se ne troviamo) o della società civile, se ammettiamo che non si debba essere esperti di qualcosa per avere preferenze e opinioni rappresentative? Come si esce dall'elitismo che ancora trasuda dai nomi di questa mostra? Come si fa crowdsourcing senza che diventi una gara di popolarità, o di manipolazione?
Per il resto, questa Biennale è una delle migliori dell'ultimo decennio e la direttrice Bice Curiger (della Kunsthaus Zurich) ha fatto un gran bel lavoro. Qui c'è l'app per iPhone e iPad. La Biennale è aperta fino al 17 novembre 2011.
