martedì 28 giugno 2011

Golfo-Mosca è legge

Domani, mercoledì 29 giugno 2011, dalle 19:30 alle Rosse in Corso Garibaldi 79 a Milano si festeggia l'approvazione definitiva alla Camera del testo di legge Golfo-Mosca per la parità di genere nei consigli di amministrazione delle società quotate e a controllo pubblico. (In questo blog: qui, qui, qui, qui, qui e qui).

Ci sarà anche Alessia Mosca, una delle due promotrici della legge.
Brava Alessia!

domenica 12 giugno 2011

Il dipendente statale e il tabù italiano

Di recente si è tornato a parlare di fisco, come di consueto sbandierando intenzioni di riforma fiscale e ben presto scoprendo che più che una riforma vedremo arrivare una manovra. Pur non sbagliato nel principio, l'intervento di riequilibrio tra imposizione sui redditi e imposizione sui consumi ha ormai il sapore di un gioco delle tre carte, e stimolerà senz'altro una riconversione della florida industria degli specialisti in elusione e evasione dalle operazioni per sfuggire alle imposte dirette alle operazioni per sfuggire a quelle indirette. Ma tant'è: e nel clima di campagna elettorale che ci accompagnerà per il prevedibile futuro, sarebbe difficile pensare di non vedere interventi populisti destinati a raccogliere consensi rapidi, senza porre le basi di un governo della cosa pubblica veramente sostenibile.

Ma c'è una cosa che mi sfugge, di questi anni di crisi. Il Regno Unito si è imbarcato in una pesantissima e straordinariamente ordinata operazione di riduzione della spesa pubblica, con drastici tagli al personale di ministeri, autorità e altri enti pubblici. Grecia, Irlanda, Portogallo, Spagna, Ungheria, Repubblica Ceca, Romania, Lituania e Lettonia hanno fatto ricorso a una serie di misure per abbattere il costo del pubblico impiego: riduzione degli organici, soppressione o forfettizzazione delle tredicesime e quattordicesime, e tagli delle retribuzioni nella misura di vari punti percentuali, di solito crescenti al crescere dello stipendio: per esempio 5% in Spagna, dal 3,5% al 10% in Portogallo, dal 5 all'8% (ma fino al 10-12% per gli alti funzionari) in Irlanda. (dettagli qui, qui e soprattutto qui.)

Anche in Paesi che stanno meglio di noi ci sono proposte e dibattiti in questa direzione: in Germania si è discusso di decurtazioni alle tredicesime e riduzioni delle retribuzioni del 2,5%.

In Italia, a confronto, si sono riproposte le usuali misure di buona volontà, parziali e inefficaci: inviti a contenere la spesa in consulenze e auto blu, blocco del turnover, sospensione temporanea degli automatismi di aumento degli stipendi (!), e tagli veri e propri, solo però per i redditi superiori ai 90mila euro. Ma sembrano solo pannicelli caldi per un sistema che avrebbe bisogno di una cura da cavallo.

Insomma, solo in Italia non si può dire (o almeno, non ho visto nessun politico proporre) "prendiamo le retribuzioni dei dipendenti pubblici e le tagliamo dell'x%". Non ne parlano, mi pare, nemmeno gli accademici. Ma se questo non è tabù per i tedeschi o per gli spagnoli, perché deve esserlo per noi?

sabato 4 giugno 2011

Le dirigenti in ritirata. La ricerca Cerved 2011

Un dato dall'ultima ricerca Cerved, presentata da Alessandra Romanò, sui bilanci delle imprese italiane con almeno 10 milioni di fatturato: nel 2010 sono sparite 13.000 donne dirigenti. Erano 128.000 nel 2009, un anno dopo erano 115.000.

Ci sono anche meno dirigenti uomini. La crisi continua per tutti.
Ma la ritirata delle donne è più pesante: sono passate dal 27,5% al 26,9% dei dirigenti.