sabato 23 luglio 2011

Chi stiamo diventando. Dal Seminario Annuale 2011 GfK Eurisko

Ogni anno GfK Eurisko mette in vetrina le conclusioni emergenti dalle ricerche condotte nell'ultimo periodo per spiegare alle aziende come evolvono i modelli di consumo e quali sono le implicazioni dei cambiamenti nella società in cui viviamo.

Trovate qui la presentazione dello scorso 5 luglio. E' tutta da leggere per chi si occupa di marketing, una disciplina che sempre più dovrà avere a che fare con la costruzione del significato. Ma vi riporto qualche spunto che mi ha particolarmente colpito.
Ecco i dieci trend sociali e di consumo nell'analisi di Silvio Siliprandi ("Arcipelago e interdipendenza"), tra "individuazione" (1-5) e "interdipendenza-identificazione" (6-10) - li trovate illustrati alle p. 31-40:
  1. empowerment/disintermediazione
  2. esperienze/emozioni/sensorialità
  3. autoindulgenza/cura di sé/benessere
  4. accelerazione/de-sincronizzazione/ri-sincronizzazione
  5. semplificazione/no frills/alleggerimento
  6. memoria/passato/heritage
  7. territorio/radicamento/autenticità
  8. mélange/scambio/ibridazione
  9. relazionalità/eterarchia/partecipazione
  10. (eco)sostenibilità/consapevolezza/etica
C'è anche un corposo capitolo di Remo Lucchi intitolato "I giovani, il Paese e il loro futuro". Il ripescaggio dei dati Sinottica di 15 anni fa e il confronto con quelli di oggi rende spietata evidenza di quanto i giovani di oggi si ritrovino a rimanere schiacciati verso individualismo e disengagement, incapaci di progredire verso protagonismo e partecipazione (p. 143-159).
Ma mi sembra rilevante, a questo proposito, allargare alla società nel suo complesso un commento che Fabrizio Fornezza propone, nel capitolo "Economia e progettualità di famiglie e imprese in Italia", a proposito della modesta progettualità della nostra grande impresa (p. 57, l'enfasi è mia):
Il ricambio generazionale dei manager è la soluzione? Forse non è un problema generazionale. Sono le attuali culture aziendali e il situazionismo dell'impresa oggi a determinare il comportamento di strutture e persone.
Dell'intervento di Edmondo Lucchi, "L'ambiente Internet e l'evoluzione verso la 'Meaning Society'" (p. 59-86), vi riporto infine alcune delle tavole chiave. Mi sembra quasi che siano state scritte per spiegare alle persone come me perché hanno sempre amato Internet, e che cosa devono farne se se ne occupano in azienda.


mercoledì 6 luglio 2011

"Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbi" e le responsabilità degli adulti

Lo scorso weekend ho letto l'ultimo libro di Marida Lombardo Pijola, Facciamolo a skuola. Storie di quasi bimbi, e ho pensato di scrivere una breve recensione/riflessione sul rapporto tra gli adolescenti e le tecnologie: potete leggerla qui.

Più rifletto su come la tecnologia sta cambiando la società, più concludo che dobbiamo lavorare molto più in profondità sulle teste degli adulti, sulle nostre teste. Per fare solo un esempio: ieri, coinvolta a margine del mio lavoro in una riunione su un potenziale edugame per le scuole medie, ho fatto notare ai 15-20 adulti che avevano lavorato sulla demo che i personaggi del gioco proposto (complice forse un brief poco meditato), dimenticandosi che il messaggio educativo non è mai solo il messaggio esplicito, rafforzavano gli stereotipi di genere attraverso una raffigurazione in stile "La pupa e il secchione": come mai, dopo settimane di lavoro su questo progetto, sono stata la prima ad accorgermene?
Quanto ci siamo lasciati lavare il cervello per non accorgerci di queste cose?
Siamo noi adulti che siamo responsabili, che dobbiamo essere responsabili. Non solo di difendere le nostre figlie (e spegnere la TV o protestare per per il libro di testo tutte le volte che l'immagine femminile che viene loro proposta è stereotipata o degradante). Ma anche di educare i bambini, i ragazzi, i maschi. Nella riflessione su Facciamolo a skuola ho scritto:
Credo che l’allarme dei genitori scatti più immediato, più viscerale, per chi ha bambine: nei bambini (maschi) la nostra cultura considera a volte curiosità e “ragazzate” comportamenti anche più gravi di quelli che per le bambine sono invece considerati un pericolo da cui difenderle a tutti i costi. Ma ricordiamoci che, per ogni microprostituta che vende palpeggi ai compagni nei bagni della scuola, c’è sempre un microcliente, un microutilizzatore finale. Come non pretendere che anche questo ragazzino, coetaneo o poco più, debba essere responsabile dei suoi comportamenti? E allora viene da dire ai genitori: il doppio standard fa un danno a tutti. Educate i vostri figli, che siano femmine o maschi, a una sessualità consapevole, al rispetto dei confini del proprio corpo.
Facciamolo a skuola racconta la spirale autodistruttiva di Nina, una ragazzina. Mi piacerebbe che il prossimo libro ci ci raccontasse quello che succede nelle scuole dal punto di vista di un ragazzino. Il libro di Lombardo Pijola conclude con una pagina di speranza: saranno le bambine, le ragazze a guadagnare consapevolezza del loro valore e liberarsi dal condizionamento che le vuole oggetto sessuale in sempre più tenera età. Ma secondo me non basta, non può bastare. Il lavoro non devono farlo solo loro. Lo devono fare anche le mamme e i papà di figli maschi. Genitori, avete una responsabilità enorme: se un ragazzino in seconda media paga tre euro per palpare le tette a una compagna nei bagni della scuola, potrà mai diventare un giovane e un adulto che si relaziona da pari a pari con una donna?
Non ho paura delle ragazzine che si fanno ricaricare il cellulare in cambio di foto nude. Ho paura dei ragazzini che sono in classe con loro, perché diventeranno gli uomini di domani: i capiufficio che fanno battute pesanti sulle segretarie, gli imprenditori che offrono una escort ai politici locali, i padri che a loro volta educano i figli alla sessualità usa e getta.
E' questa la spirale che va spezzata. E dipende da voi, mamme e papà di figli maschi.

venerdì 1 luglio 2011

Gender Pay Gap: Dati reali e luoghi comuni

Oggi vi segnalo che mercoledì 6 luglio dalle 9 alle 13, presso la SDA Bocconi, Simona Cuomo e il suo Osservatorio sul Diversity Management presentano la ricerca sul gender pay gap in Italia svolta in partnership con Hay Group analizzando nel periodo 2005-10 un campione di oltre 8.000 posizioni lavorative in molteplici settori in Italia.

Qui il programma; la partecipazione è gratuita previa registrazione.