domenica 28 agosto 2011

La Borsa, il Made in Italy e gli altri

Con l'ennesima caduta di venerdì 19 agosto, la perdita degli indici azionari italiani si è attestata al -27,6% nel 2011, la peggiore in Europa dopo Atene, Vienna e Helsinki. Con questo calo, la capitalizzazione di Piazza Affari ha toccato livelli minimi sia assoluti (350 miliardi di Euro), sia relativi: il valore complessivo della Borsa italiana è pari soltanto al 22,5% del PIL italiano.
Lo scrive Leo Campagna a pag. 7 de Il Mondo in edicola questa settimana. Milano "non è mai stata una primaria piazza finanziaria internazionale, almeno oggi fa parte di un Gruppo che rappresenta pur sempre il primo mercato mondiale dopo Wall Street (anche se non si sa ancora quanto durerà questo primato)", scrive Enrico Romagna-Manoja nell'editoriale di apertura; "ciò non toglie che una riflessione su Piazza Affarini vada fatta". Se la Borsa di Milano si avvia a diventare una specie di gioco del Monopoli fra amici al bar, ancora più sconcertanti sono i dati sulla capitalizzazione del Made In Italy: sempre dall'analisi di Leo Campagna:
Infine, merita una notazione anche il settore del Made in Italy. Marchi prestigiosi e famosi in tutto il mondo (da Campari a Tod's, da Luxottica a Fiat, da Diasorin a Recordati, da Geox a Ferragamo, da Benetton a Bulgari, da Brembo a Pirelli) non superano attualmente un valore aggregato superiore ai 41,2 miliardi di euro [...] Il solo gruppo francese LVMH raggiunge una capitalizzazione di Borsa di circa 10 miliardi superiore all'intero Made in Italy quotato in Piazza Affari.
Si può rispondere che molte aziende italiane non sono quotate o sono quotate altrove (vedi Prada a Hong Kong), e soprattutto che le aziende italiane sono quotate "per finta" (rimanendo in mano alle famiglie di riferimento, non sono veramente contendibili e quindi il valore di Borsa non riflette il valore che avrebbero se potesse veramente passare di mano il controllo). Ma LVMH è un solo gruppo, non un intero settore, e non appare particolarmente scalabile. C'è insomma qualcosa che monsieur Arnault ha fatto meglio, anche per i suoi azionisti di minoranza, di tutti gli imprenditori del Made in Italy di casa nostra. Compresi quelli che si candidano a guidare il Paese.

mercoledì 24 agosto 2011

Luce Irigaray al Festival della Mente. Domenica 4 settembre 2011

Mi piace, quando una filosofa parla in pubblico, andare a sentirla. L'ho fatto lo scorso giugno a Pietrasanta con Michela Marzano, che invitata ad Anteprime dall'editore Mondadori ha parlato del suo prossimo libro, un'autobiografia (non ancora uscita) che mi riprometto di leggere: qui i miei appunti dal suo discorso. (Aggiornamento del 27 agosto: il libro si intitola Volevo essere una farfalla ed è disponibile da ieri).

Lo rifarò con Luce Irigaray, che parlerà domenica 4 settembre al Festival della Mente di Sarzana sul tema "Salvare l’energia umana. Il respiro: fonte per una condivisione universale".
Gli intellettuali vivono nella mente e pochi di loro si occupano del corpo: credo che Luce Irigaray sia una dei pochissimi ad avere appreso diligentemente la disciplina dello yoga (a sua volta ricca di un importante substrato filosofico) e ad averne studiato il senso nelle nostre vite di oggi.
Mente e corpo sono un tutt'uno, non si dà mente senza corpo: discorsi e temi un po' démodé, che vanno dal dal femminismo all'intelligenza artificiale, ma che continuano ad appassionarmi.

domenica 21 agosto 2011

Charity e gioielleria, una cattiva idea

Continuo a vedere in giro pubblicità di case di gioielleria (o publiredazionali, che è lo stesso) che cercano di vendermi la loro merce con la scusa che salverò dei bambini. Non so dirvi quanto mi sento manipolata da queste pratiche commerciali irritanti e inefficienti. Aborrisco l'idea del passaparola attorno a questi oggetti ("Ti piace il mio nuovo anello? Ah, by the way ho anche salvato una piccola vita") e credo che mi terrei il più possibile alla larga di chi li esibisse.

Secondo Vhernier, "l'acquisto di ogni anello Pirouette permetterà di devolvere 450 euro all'ospedale pediatrico N.P.H. St. Damien a Haiti" (su un prezzo d'acquisto di 970 euro). Bulgari invece vende un anello in argento e ceramica a 370 dollari, di cui 75 vengono devoluti a Save The Children.
Sapete che c'è? Se volete fare una donazione di 450 euro - o anche meno, per carità!, qualsiasi cifra aiuta - alla Fondazione Francesca Rava/N.P.H., potete farla direttamente qui, senza comprarvi un anello. Se volete dare dei soldi a Save the Children, potete farlo qui, scegliendo voi l'importo e senza farvi intermediare da nessuno. Vi conviene fiscalmente (comprandovi l'anello, temo che non possiate dedurre un bel niente) e vi avanzano pure i soldi per scegliere un anello che piace a voi, non quello che le case hanno scelto per il loro programma di quanto-siamo-buoni.
Sono sicura che i marketing manager delle case del lusso, sforzandosi un po', possono cogliere i loro obiettivi di responsabilità sociale con iniziative meno sfacciate, e che le charity possono trovare un modo più intelligente di coinvolgere gli sponsor aziendali, senza presumere l'esibizionismo delle clienti. Buon lavoro a entrambi!

sabato 20 agosto 2011

VeDrò 2011: VeDrò nel caos, Stato e società civile

Quest'anno, dal 28 al 31 agosto, parteciperò per la seconda volta a VeDrò, l'happening di cui vi ho raccontato poco meno di un anno fa (qui e qui).

Il tema di quest'anno - quantomai a proposito, pare - è il caos (programma), e il working group a cui partecipo (15. People have the caos) ha l'ambizione di occuparsi di Big society/ Stato/ Società civile/ Start Up/ Crisi/ Federalismo/ Spesa pubblica/ Impresa/ Responsabilità.
La domanda a cui cercheremo di rispondere è: possiamo in Italia progettare il passaggio a civic organizations, espresse dalla società civile, di una serie di funzioni finora esercitate dallo Stato (educazione, sanità, servizi sociali)? Ovvero: può nascere in Italia, e a quali condizioni, la Big Society che persino nella realtà del governo inglese in carica da oltre un anno è ancora poco più che uno slogan del governo Cameron, forse già infranto contro le barricate dei rioters di questo caldo agosto?
Si parlerà di finanziamento delle imprese sociali (dagli impact bond al venture capital), di monitoraggio delle prestazioni, di premi e sanzioni in base ai risultati: tutto da inventare.
Ma quello che più di ogni altra cosa è da inventare in Italia, a mio parere, è il senso civico: quello che ci farebbe dire, se l'avessimo, non "mio figlio va a una scuola migliore di quella del tuo", ma "mettiamo insieme i nostri sforzi per dare a questo quartiere una scuola migliore".
Idee e suggerimenti, come di consueto, benvenuti.
Aggiornamento (21 agosto): grazie alla discussione con Nicola Mattina vi segnalo un Ted Talk di David Cameron intitolato "The Next Age of Government". Era il febbraio 2010 e Cameron era in campagna elettorale. Il debito pubblico globale era di $32 trillion; oggi è oltre i 40. Tutto il resto del talk, visto oggi, dice cose giuste, ma fa un po' tenerezza.