domenica 27 novembre 2011

Bambini a Milano, sabato 3 dicembre alla scoperta di Pipilotti Rist

Quello che vedete in questa foto non è solo un lampadario fatto di mutande, ma anche un'opera (Cape Cod Chandelier) dell'artista svizzera Pipilotti Rist, parte della sua mostra Parasimpatico in corso all'ex Cinema Manzoni, a cura di Massimiliano Gioni (fino al 18 dicembre).
Sabato 3 dicembre ci saranno quattro visite guidate dedicate ai bambini dai cinque anni in su (ore 11:30, 14:30, 16:00 e 17:30). Dal comunicato che racconta l'iniziativa:
A ogni bambino verrà data una torcia elettrica, per permettergli di muoversi con facilità negli spazi del cinema: in piccoli gruppi, con la guida degli operatori, i piccoli visitatori esploreranno in lungo e in largo la mostra. Come in una speciale caccia al tesoro, i bambini dovranno aguzzare la vista e scoprire il maggior numero di oggetti nascosti all’interno dei lavori dell’artista svizzera. Oggetti che molto spesso sono presentati fuori dal contesto quotidiano e sono messi in scena in modo ironico e inusuale. Le torce diventeranno in questo modo l’elemento simbolico per dialogare con il mondo di Pipilotti Rist, strumento di gioco e insieme di conoscenza. I bambini si trasformeranno così in piccoli “critici”, invitati a osservare le opere esposte anche nei minimi dettagli. Di fronte all’universo incantato di Pipilotti Rist – la Pippi Calzelunghe dell’arte contemporanea – fatto di lampadari di biancheria intima, bolle di sapone giganti, luci variopinte, prati fioriti e animali curiosi – i bimbi saranno chiamati a parlare di quello che vedono, a esprimere i loro pensieri, a raccontare le storie che si nascondono dietro agli oggetti e ai personaggi in cui si imbatteranno. A conclusione di questo percorso di scoperta, i piccoli visitatori dovranno scrivere o disegnare quello che hanno visto, reinterpretandolo secondo la loro personale sensibilità, esperienza e fantasia.
La prenotazione è obbligatoria (rsvp@fondazionenicolatrussardi.com).

domenica 20 novembre 2011

Donne e mercato del lavoro, una modesta proposta


Uno dei fattori che distinguono l'Italia nel contesto europeo è la maggiore difficoltà di inserimento o di permanenza in condizioni di occupazione delle donne. Assicurare la piena inclusione delle donne in ogni ambito della vita lavorativa ma anche sociale e civile del Paese è una questione indifferibile.
È necessario affrontare le questioni che riguardano la conciliazione della vita familiare con il lavoro, la promozione della natalità e la condivisione delle responsabilità legate alla maternità da parte di entrambi i genitori, nonché studiare l'opportunità di una tassazione preferenziale per le donne.
Sono parole del Presidente del Consiglio Mario Monti, tratte dal discorso con il quale ha chiesto e ottenuto, giovedì 17 novembre, la fiducia del Senato. Delle "questioni che riguardano" le donne parlo da tempo in questo blog, e sapete che ho sostenuto la legge Golfo-Mosca sulla rappresentanza di genere nei CdA e il congedo di paternità obbligatorio, mentre ho qualche dubbio di costituzionalità sulla proposta Alesina-Ichino di "tassazione differenziata per le donne", citata anche dal Presidente Monti, e penso che gli asili nido siano di grande aiuto alle madri come individui, ma non siano la risposta a livello sistemico.
E' altresì ovvio che la tutela della maternità debba essere parificata tra lavoratrici dipendenti e lavoratrici autonome: ma qui c'è qualcosa che nessuno dice: parificare vuol dire che la maternità delle lavoratrici dipendenti deve essere più breve.
Il fronte di quelli che vogliono le donne a casa è molto ampio, quindi accorciare la maternità potrebbe essere ancora più difficile e controverso che spostare l'età pensionabile degli italiani. Parlate però con chi gestisce un'impresa, e vi dirà che spesso si abusa delle tutele a disposizione. Non so se è vero e non ho trovato una fonte che corrobori questo dato per il complesso delle aziende italiane, ma un imprenditore con cui ho parlato mi ha detto: "Per qualche strana ragione, il 70% delle gravidanze in azienda sono gravidanze a rischio" (ed è un posto in cui si fa lavoro d'ufficio, non una fonderia o una miniera). Se così fosse, si tratterebbe di un grave abuso da parte di donne che, approfittando di certificati emessi da medici compiacenti, si procurano un vantaggio personale, ma causano un danno a tutte le altre donne, quelle che vogliono fare carriera ma sono discriminate perché il datore di lavoro teme che possano comportarsi come le colleghe che stanno a casa un anno e mezzo per ogni figlio. E allora, ecco la modesta proposta: cominciamo dal reprimere questi abusi. In galera i medici che firmano i finti certificati di gravidanza a rischio. 
Poi, facciamo anche le riforme.

#donnealgoverno, va bene così

Effettivamente è stata una buona cosa che Mario Monti conoscesse delle donne che io non conoscevo.
Buon lavoro, signore Ministro.

 


domenica 13 novembre 2011

Le carriere delle #donnealgoverno

In queste ore di consultazioni, mentre il Presidente Napolitano sente le varie forze parlamentari e il Senatore Monti compone il domino della lista dei ministri, molte donne (pochi uomini, a dire il vero) chiedono loro di poter vedere anche donne al governo.

Ce ne sono molte che avrebbero la lucidità e l'indipendenza necessaria per far parte a pieno titolo di un governo tecnico. Si sono fatti i nomi di Anna Maria Tarantola, Livia Pomodoro, Luisa Torchia. Ma continuano purtroppo a sembrare outsider, pur avendo alle spalle lunghe carriere, spesso da civil servant.

Io ho fatto, d'istinto, tre nomi: Emma Bonino, Lucrezia Reichlin e Irene Tinagli. Della prima sono fan da tempo, e ritengo che sia stata abbastanza secchiona nel corso della sua carriera, avendo imparato tutto quello che le si parava davanti, dai trattati internazionali sulla pesca alla lingua araba parlata al Cairo, da poter affrontare qualsiasi ruolo di ministro navigato ma "tecnico", senza ideologie che non siano meritocrazia e liberismo. Reichlin e Tinagli sono meno conosciute; Tinagli ha avuto un breve flirt con la politica, Reichlin prudentemente no (ma deve averne respirata in famiglia, prima di lasciare l'Italia): entrambe, triste a dirsi, sono emigrate per poter fare la carriera accademica che desideravano: nel caso di Reichlin, non esistevano ancora i dottorati di ricerca. Hanno mantenuto i legami con l'Italia che si possono mantenere quando ormai le radici sono altrove, una come independent board member per una multinazionale basata in Italia, l'altra come editorialista per una testata italiana. La loro storia la dice lunga su come l'Italia ha ignorato i talenti delle donne. Che possano essere persuase a tornare?


martedì 1 novembre 2011

"Scrivere è tornare a casa"

Scrivere è cercare la calma, e qualche volta trovarla. È tornare a casa. Lo stesso che leggere. Chi scrive e legge realmente, cioè solo per sé, rientra a casa; sta bene. Chi non scrive o non legge mai, o solo su comando – per ragioni pratiche – è sempre fuori casa, anche se ne ha molte. È un povero, e rende la vita più povera.
Anna Maria Ortese in un'intervista del 1977, ora in Corpo Celeste, Adelphi, 1997.