Depotenziata la Legge Pinto. Eppure era così bella
La prima volta che ho sentito parlare della Legge Pinto (L. 89/2001) è stato dal magistrato Mario Barbuto, allora Presidente del Tribunale di Torino (e uno dei protagonisti di Meritocrazia di Roger Abravanel), che raccontava come uno Stato incapace di dare giustizia ai cittadini in tempi ragionevoli si fosse dotato di una legge che lo obbligava a risarcire i cittadini stessi per tutte le cause protrattesi troppo a lungo prima di trovare soluzione. Legge il cui spauracchio Barbuto agitava davanti ai magistrati torinesi, perché lo Stato, almeno in linea di principio, poteva rivalersi sui magistrati inadempienti: ed ecco gli arretrati smaltiti e la giustizia civile torinese a tempo di record.
E che cosa c'è più bello di una legge che riconosca che avere giustizia in tempi brevi è un diritto fondamentale? Mentre essere lasciati nel limbo della giustizia per un tempo irragionevole, a giudizio della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, viola la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Diritti, libertà: roba grossa, signori. Ed "equo risarcimento" (è nel titolo della legge) se questi diritti vengono violati.
Quanto costa allo Stato la legge Pinto? C'è chi dice 200 milioni l'anno, chi 500 milioni l'anno. E già da qualche anno è iniziato il paradosso della "Pinto sulla Pinto", ovvero si sono iniziati a vedere giudizi avviati per vedersi riconoscere l'eccessiva durata del procedimento per ottenere l'indennizzo da eccessiva durata del processo.
Quest'anno, però, la Legge Pinto è inciampata nel Decreto Sviluppo approvato lo scorso 3 agosto (Dl 83/2012, convertito nella legge 134/2012 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 dell'11 agosto). Con una misura a dire il vero più da spending review che da Decreto Sviluppo, il Governo deve aver deciso che non possiamo permetterci di indennizzare i cittadini in proporzione al danno da loro subito, ma che dobbiamo rimborsarli con un ammontare tra i 500 e i 1.500 euro per ogni anno che ecceda il termine ragionevole del processo. Insomma, al ritardo della giustizia corrisponde una sanzione pressoché simbolica, una possibilità di risarcimento che non copre neanche la parcella dell'avvocato da cui il cittadino vuole farsi rappresentare se la giustizia è troppo lenta. Pare che i ricorrenti in base alla Legge Pinto non stessero troppo simpatici al Ministro Severino: voilà, un comma del Decreto Sviluppo e niente più approfittatori.
E' questa la giustizia civile che vogliamo?
E che cosa c'è più bello di una legge che riconosca che avere giustizia in tempi brevi è un diritto fondamentale? Mentre essere lasciati nel limbo della giustizia per un tempo irragionevole, a giudizio della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, viola la Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali. Diritti, libertà: roba grossa, signori. Ed "equo risarcimento" (è nel titolo della legge) se questi diritti vengono violati.
Quanto costa allo Stato la legge Pinto? C'è chi dice 200 milioni l'anno, chi 500 milioni l'anno. E già da qualche anno è iniziato il paradosso della "Pinto sulla Pinto", ovvero si sono iniziati a vedere giudizi avviati per vedersi riconoscere l'eccessiva durata del procedimento per ottenere l'indennizzo da eccessiva durata del processo.
Quest'anno, però, la Legge Pinto è inciampata nel Decreto Sviluppo approvato lo scorso 3 agosto (Dl 83/2012, convertito nella legge 134/2012 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 187 dell'11 agosto). Con una misura a dire il vero più da spending review che da Decreto Sviluppo, il Governo deve aver deciso che non possiamo permetterci di indennizzare i cittadini in proporzione al danno da loro subito, ma che dobbiamo rimborsarli con un ammontare tra i 500 e i 1.500 euro per ogni anno che ecceda il termine ragionevole del processo. Insomma, al ritardo della giustizia corrisponde una sanzione pressoché simbolica, una possibilità di risarcimento che non copre neanche la parcella dell'avvocato da cui il cittadino vuole farsi rappresentare se la giustizia è troppo lenta. Pare che i ricorrenti in base alla Legge Pinto non stessero troppo simpatici al Ministro Severino: voilà, un comma del Decreto Sviluppo e niente più approfittatori.
E' questa la giustizia civile che vogliamo?