sabato 8 settembre 2012

Nicola Lagioia e la #generazioneperduta

Oggi vi cito una pagina da Occidente per principianti di Nicola Lagioia, pubblicato nel 2004. (Dello stesso autore vi raccomando Riportando tutto a casa, uno spaccato di anni '80 pubblicato nel 2009).
La presenza di una laurea nel curriculum di un nato dopo il 1970, ormai l'ho capito, è segno certo di corruzione quando non d'infamia [...] Fai il tuo ingresso a giusrisprudenza già persuaso che un altro mondo è possibile solo su un altro mondo ma speri di poter contare perlomeno sul principio meritocratico che governerebbe l'istruzione superiore (e le borse di studio) (e i concorsi per ricercatore). E ancora: i tuoi sono rimasti romanticamente fermi al 1950 e ti hanno trasmesso – con un ardore, un entusiasmo davvero commoventi se non fosse che sconterai questo abbaglio sulla tua pelle – l’assurdo convincimento che una laurea con il massimo dei voti valga un futuro in cassaforte. Entravi all’università convinto di barattare cinque anni di lavoro quasi autistico su codici, riforme tributarie, diritti civili e altra macchinosa teoretica con il miraggio di una competenza, di un’esperienza, o perlomeno accontentandoti di un (?) arricchimento culturale. Ne uscivi che una totale disillusione, la deferenza incondizionata, il ricorso all’accattonaggio, all’intrallazzo, facevano già parte del tuo codice genetico.
Avrebbero dovuto spedirci lontano. Un anno di Erasmus al Polo Sud. Sei mesi nella pampa a pane e acqua. A dirigere il traffico nel centro di Calcutta. Così, per espiare. Dimenticare. Rieducarsi. E invece niente.

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