domenica 9 giugno 2013

Yoga, spiritualità e Milano

C'è una Milano d'estate fatta di zanzare, sudore, rumori notturni e polemiche sul gelato.
C'è un'altra Milano, una Milano di quiete, silenzio interiore e ricerca. Vi segnalo un paio di cose.
  • Il Centro Yoga Satyananda offre sessioni gratuite e aperte a tutti di Yoga Nidra, una pratica di rilassamento profondo ma vigile che vi lascerà rinfrescati e rinnovati. Per tutta l'estate, tranne il giorno di Ferragosto, il martedì e il giovedì dalle 19 alle 20 in via Pergolesi 9.
  • La Fondazione Cineteca Italiana porta allo Spazio Oberdan la rassegna Conosci te stesso, con Mandala di Christoph Hübner e Sadhu. Il cercatore della verità di Gaël Métroz, dal 14 giugno al 5 luglio in Viale Vittorio Veneto 2, angolo Piazza Oberdan.


sabato 20 aprile 2013

Abenomics: il Giappone e le donne manager

E' passato sotto silenzio sui media italiani distratti da altre vicende - salvo, mi pare, per un articolo di Stefano Carrer a p. 13 della versione cartacea sel Sole 24 Ore di oggi - l'annuncio del nuovo pilastro della politica economica del premier Shinzo Abe, da pochi mesi a capo di un governo ultraconservatore nazionalista e per certi versi inquietante ma determinato a rilanciare la crescita economica in Giappone con stimoli fiscali e una politica monetaria ultraespansiva.

Abe ha dichiarato che il governo ha l'obiettivo di aumentare la partecipazione delle donne non solo al mondo del lavoro, ma anche e sopratutto la presenza delle donne nelle posizioni di leadership, fino a raggiungere il 30% nel 2020. Il successo delle donne nel mondo del lavoro retribuito non è un obiettivo tra tanti, ma il punto centrale della strategia di crescita del Paese.
Per quanto possa apparire poco ambizioso in Occidente, l'annuncio è a mio parere una svolta epocale per un Paese conservatore e tradizionalista come il Giappone. Alle prime dichiarazioni di Abe sui fattori che dovranno rendere possibile il cambiamento (tra cui 400.000 posti in più negli asili nido) dovranno certamente seguire, per fare sul serio, misure molto più concrete: ma psicologicamente sembra il punto di partenza di una vera e propria rivoluzione.
Buone notizie, quindi? Pare proprio di sì. Sicuramente la strategia di Abe è ancora da mettere a punto: per esempio, Abe ha invitato le organizzazioni degli imprenditori a estendere volontariamente da 18 mesi a 3 anni la durata del congedo di maternità o paternità, senza considerare che stare a casa per 3 anni non fa certamente bene al successo lavorativo delle mamme (ne avevamo già parlato qui) e che l'esempio di Paesi diversissimi come Svezia e Stati Uniti mostra che il progresso delle donne nel mondo del lavoro è abbastanza scorrelato dalla lunghezza dei congedi previsti per legge (qui una mappa dal New York Times). Ma finalmente anche un Paese finora ipermaschilista apre gli occhi al potenziale delle donne. Speriamo che se ne accorgano anche i politici più vicini a casa nostra. Chessò, quelli svizzeri, per esempio...

lunedì 1 aprile 2013

Aperitivi e partenze

E' una coincidenza, mi dico, non un'accelerazione. Nel giro di meno di un mese sono due volte che prendo un aperitivo con qualcuno che si sta trasferendo da Milano a Londra per lavoro. Un amico che viene dal mondo della consulenza, un'amica dalla finanza. Non sono ragazzini: lui è sui trentacinque, lei ha un paio d'anni più di me. Hanno un track record. Sono persone di qualità e avranno sicuramente avuto opportunità anche in Italia. Non si sentono costretti ad andarsene, come invece tanti, più giovani di noi, che non vedono alternative. E poi, certo, Londra è dietro l'angolo.
Ma hanno scelto anche loro un biglietto di sola andata.

domenica 17 marzo 2013

Effetto farfalla: per una Milano piena di farfalle

Avete un balcone a Milano? Potete anche voi contribuire a Effetto Farfalla, il progetto che Gianumberto Accinelli di Eugea si è inventato insieme a Gustavo Gandini e Geraldina Strino. Presto sul sito www.effettofarfalla.net comparirà una mappa, e se sul vostro balcone crescono piante amate dalle farfalle potrete segnalarlo come tappa del "corridoio biologico" fino al parco o giardino più vicino.

Qui alcuni articoli pubblicati su Effetto Farfalla; qui la pagina Facebook.

La mia preferita fra le piante che attirano le farfalle? Un grande cespuglio molto diffuso in Nordamerica: la Buddleja, detta anche butterfly bush.



lunedì 4 marzo 2013

#donnealgoverno, edizione per un governo forse breve

Non sappiamo ancora come andranno le consultazioni, a chi il Presidente Napolitano affiderà il tentativo di formare un Governo, che esito avrà, che maggioranza potrà mai formarsi e chi voterà una qualsivoglia fiducia a un Governo che si presenterà - questa l'unica cosa da subito chiara - per fare poche cose, farle in fretta, e durare quello che potrà, ma ben difficilmente con la prospettiva del quinquennio di una normale legislatura. Nel tripolarismo impazzito che da questa settimana abbiamo davanti tutte le mattine quando ci alziamo, nulla è più normale.

Nell'attesa di avere almeno qualche punto di riferimento, procedo anche questa volta al mio totoministre; e mi sbilancio pur avendo totalizzato zero punti alla precedente tornata.
(Nota: do per scontato che - come discusso in questi giorni su Twitter - ci vogliano al Governo persone capaci, competenti e affidabili, donne o uomini che siano: se vi sembra che vi proponga gente incapace, incompetente o inaffidabile solo perché si tratta di donne, ditemelo.)

Dunque, il programma di minima con cui ci si dovrà presentare al Parlamento renderà ancora più cruciali le figure incaricate di costruire il nocciolo duro sulle cui spalle peserà il carico di un difficile consenso. Nei mesi che abbiamo davanti, nulla di sostanziale - purtroppo - si potrà fare in ambiti importantissimi, cruciali, ma sottoposti a doppi o tripli veti incrociati: le politiche fiscali, lo sviluppo economico, il lavoro. Concentriamoci quindi sui ministeri che saranno la chiave di volta del programma "minimo" che ci aspetta:
  • Ministro dell'Interno, delicatissimo ruolo di garanzia per il funzionamento di una macchina da riaggiustare ai sobbalzi di una riforma elettorale ancora tutta da inventare: ci vuole un tecnico, riconfermiamo Anna Maria Cancellieri
  • Ministro dell'Economia e delle Finanze: la cosa più urgente da fare, e forse anche l'unica fattibile in queste condizioni, è tenere la barra dritta sul debito pubblico e collocarlo con tutti gli accorgimenti utili a contenere lo spread. Qui la persona giusta è Maria Cannata, che appunto di questo si occupa da anni, anche se sceglierla avrebbe il sapore di uno sgarbo istituzionale al suo capo, il Direttore generale del Tesoro Vincenzo La Via; poche quindi le chances.
  • Ministro della Giustizia: qui occorre occuparsi di diverse questioni urgenti (non ultima, che dite, il conflitto d'interesse?) e vale la pena di riconfermare Paola Severino. Ma le si potrebbe anche chiedere, nell'ottica di figura istituzionale al di sopra del fuoco incrociato, di tentare di mettere insieme l'intero puzzle da Palazzo Chigi, magari dopo l'eventuale fallimento di un candidato premier politico.
  • Ministro degli Esteri: è ora che torniamo a far lavorare Emma Bonino, viaggiatrice instancabile come Hillary Clinton - sempre che, a sorpresa, non entri davvero nella partita per il Quirinale
Tra gli altri ruoli, all'Istruzione vedrei bene l'attuale sottosegretario Elena Ugolini. Alla Pubblica Amministrazione e semplificazione, la docente universitaria Flavia Marzano, che potrebbe anche tornare utile come Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega speciale all'Open Government. Alle Politiche agricole e forestali, l'imprenditrice vinicola Elisabetta Foradori. Ai Beni e attività culturali, l'imprenditrice culturale Patrizia Sandretto Re Rebaudengo.

Mi dispiace constatare che non ho da proporvi moltissime candidate trentenni-quarantenni, nuove leve. Qualcuna sì. Ma le donne che sono riuscite a farsi strada in questi anni, che sia nella politica o nell'amministrazione della macchina dello Stato (centrale e locale), non sono tantissime. Il tempo passa: è importante che le poche leader di oggi comincino a porsi il problema di avere delle delfine, di tirarle su, così come gli uomini di potere allevano uno o più delfini: "la cifra di una leadership autentica la si riconosce anche nella capacità di costruirsi una successione." E' ora, signore mie, che lo facciate. 

martedì 19 febbraio 2013

Le elezioni e l'effetto Internet. Tre motivi per cui non lo vedremo a questo giro

Se siete come me, queste sono le elezioni in cui avete iniziato a seguire un certo numero di politici italiani su Twitter, vi hanno aggiunto a un paio di gruppi che parlano di politica su Facebook, e magari avete contribuito con una o due proposte pubbliche, su cose che vi stanno a cuore, al programma di qualche formazione politica.
Eppure: ci sarà un "effetto Internet", nel senso che chi ha una presenza più efficace su Internet sarà in grado di spostare qualche percento di voti? Dubito che in Italia a questo giro lo vedremo. Come per molti altri business, anche per la politica la Rete ha abbassato le barriere all'entrata: per una nuova formazione politica è possibile organizzarsi, coordinare una rete di volontari e comunicare su vasta scala a costi molto minori di quanto avvenisse in passato. Ma superare la soglia di sbarramento, quello è un altro discorso. E' come fare una start-up digitale: tutti possono provarci, ma scali solo se sei bravo.

Ecco i tre motivi per cui, secondo me, in Italia a questo giro non riusciremo ancora a misurare un "effetto Internet":
  1. La Rete è ancora usata, dal novantacinque per cento dei politici, come piattaforma di comunicazione esterna unidirezionale. Non si rinnovano i processi interni e di "back office", saldamente nelle mani dell'apparato baby boomer (l'avete vista la quantità di carta e matita che girava nelle primarie del centrosinistra?) e non si sfrutta la Rete per dialogare con gli elettori: tutt'al più per monitorarli. Il blog-comizio, il Twitter-comunicato stampa, lo YouTube-monologo sono ancora il format dominante del politico italiano in Rete. Ogni tanto capita che qualche spericolato si avventuri in un Hangout o un Twitter Time, ma poi torna subito a mettere l'account in mano al ghostwriter dell'agenzia. (Con effetti surreali, come quelli di leggere tweet in prima persona da un candidato che sta parlando da un palco e che non ha uno smartphone in mano: si è portato uno stagista in diretta che anziché firmare "staff" fa finta di essere lui.) In Italia stiamo sui social per commentare quello che sta passando in televisione: succede anche agli americani col Superbowl, ma lì non è che facciano solo quello. 
  2. La Filter Bubble. Se in Rete mi appassiono di un certo movimento, seguo solo le persone di quella persuasione politica, interagisco solo con loro, e non mantengo curiosità intellettuale e apertura alla serendipity, finirò risucchiata in una camera degli echi dove le persone si dicono solo "ma quanto hai ragione", "ma quanto sono d'accordo" e non si discute né si è più in disaccordo su nulla. La probabilità che questo avvenga è tanto maggiore quanto - come in Italia - l'uso della Rete è "basic", da spettatori e fan; ne risulta il parco buoi della politica.
  3. La poca sofisticazione - anche tecnologica - di chi fa comunicazione politica. Siamo ancora lontani dal data crunching e dalle tecniche di persuasione delle campagne Web descritte da Alexis Madrigal nel recente pezzo sull'Atlantic o da Sasha Issenberg in The Victory Lab. Qui in Italia, per dire, non ricevo newsletter profilate sui miei interessi da nessuna delle formazioni politiche in campo (pratica standard negli Stati Uniti, dove se mandi qualcosa senza segmentazione ti licenziano dalla campagna). Ricevo occasionalmente mail o inviti via Facebook da questo o quel conoscente o amico candidato in qualche lista e che mi invita a titolo personale: "sarò qui, parlerò di questo, vieni". Ma niente di quello che ho visto in questi mesi mi ha incoraggiato a iscrivermi a una mailing list, mi ha ingaggiato come volontaria, mi ha fornito i mezzi per attivarmi a mia volta per mobilitare altri. 
E voi? Qual è la vostra esperienza? Questo è quello che è successo, a queste elezioni, nella mia bubble: raccontatemi quello che è successo nella vostra.

venerdì 25 gennaio 2013

Schermi e biberon. Al cinema con il bebè

Per la serie "bambini a Milano", vi segnalo (credo) la prima sala cinematografica in Italia che organizza proiezioni per neogenitori che non vogliono privarsi del piacere del cinema.

E' il cinema Area Metropolis 2.0 di Paderno Dugnano: qui la programmazione e qui tutti i dettagli sull'iniziativa "Schermi e biberon".

Ve l'avevo detto, io, che la Cineteca era una gran bella cosa.

P.S. Siete, come me, sostenitori? Fino al 31 gennaio potete ancora acquistare la Cineteca Card Gold.

domenica 6 gennaio 2013

Senatore Monti, eccola qui l'agenda per il ruolo delle donne

Incoraggiata da un tweet secondo cui, pare, Mario Monti ritiene che tra le cinque priorità per il Paese la prima in assoluto sia quella di "valorizzare il ruolo delle donne" (solo io ci leggo un pizzico di calcolo elettorale alla Barack Obama, per il quale il voto femminile è stato decisivo?), mi permetto oggi di rivolgere al Senatore - e alle altre forze politiche che volessero ascoltare - qualche commento sul suo programma e qualche suggerimento per rendere più incisiva la futura azione di governo in materia.

L'Agenda Monti pubblicata poco prima di Natale contiene dichiarazioni di principio più che condivisibili, a cui sarebbe utile far seguire un elenco di interventi concreti. Alla lettura del documento saltano all'occhio alcune affermazioni:
  • "La rappresentazione pubblica del ruolo della donna deve cambiare": giustissimo. Ne parliamo da anni. Come farlo? una bella commissione che riveda i libri di testo delle nostre scuole? un osservatorio sulla pubblicità dotato di veri poteri sanzionatori? una censura preventiva sugli sculettamenti in televisione? Credo che il tema sia complesso perché molti interventi per una rappresentazione meno distorta del ruolo della donna, e della sua immagine, ci pongono in un dilemma importante riguardo alla libertà di espressione - non ultima quella delle donne stesse. Certo, qualcosa si può fare: ma spieghiamo meglio che cosa. Non è un neopuritanesimo quello di cui siamo in cerca (anche se alla Chiesa Cattolica, azionista importante di questo governo Monti, certamente non dispiacerebbe).
  • "Occorre una detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile": benissimo. Purché non sia incostituzionale. Sarebbe molto importante, in materia fiscale, dire anche che cosa non si farà: e mi aspetterei un chiaro impegno a non introdurre il rovinoso quoziente familiare, una pessima idea che continua a spuntare come un'idra a nove teste. (Tuttavia, anche qui si richiede una presa di distanze dalla cultura che vuole le donne a casa; non ultima, di nuovo, quella dei cattolici, o sedicenti tali per convenienza elettorale.) 
  • "Servono robuste politiche di conciliazione famiglia-lavoro... e un ampliamento dei congedi di paternità." Bene. Da quest'anno abbiamo il congedo dedicato ai neopapà: un giorno. (La proposta di legge originaria prevedeva quattro giorni). Ho sempre detto che, per mettere il datore di lavoro in condizioni di poter valutare l'assunzione (e la progressione di carriera) di una donna o di un uomo in maniera paritaria, servirebbe un congedo obbligatorio per i padri (ovvero non cedibile alle madri) di due-quattro mesi. Questo forzerebbe i datori di lavoro a organizzarsi anche per supplire all'assenza dei padri, ma permetterebbe loro di riavere in pista le madri qualche mese prima: una grande notizia per le imprese che impiegano più donne (meno, per quelle fatte solo di uomini). In Svezia, usufruiscono del congedo otto padri su dieci. Vogliamo essere specifici su che misure proponiamo in Italia?
Mi prendo la libertà di aggiungere, caro Senatore Monti e altre forze politiche che vogliano ascoltare, qualche suggerimento su due temi che mi stanno particolarmente a cuore. 
Il primo: giù le mani dal corpo delle donne. Abbiamo una buona legge 194, vanificata nei fatti in gran parte del territorio italiano da una sconsiderata diffusione dell'obiezione di coscienza (che sia davvero di coscienza o non piuttosto di convenienza ai fini delle carriere ospedaliere, è lecito dubitare). Abbiamo una pessima legge sulla procreazione assistita, che solo la pazienza dei ricorrenti alla Consulta sta permettendo di intaccare. Abbiamo un vuoto assoluto sul fine vita, che tocca in primis le donne: chi è che assiste per anni o decenni malati terminali che non si riprenderanno mai? Occorre dire con chiarezza che cosa si vuole fare su questi temi.
Il secondo: una disciplina più razionale dell'astensione dal lavoro per maternità. Occorre parificare la maternità delle lavoratrici dipendenti e di quelle autonome (che praticamente non godono di nessun trattamento di maternità), soprattutto con tanta della nuova occupazione femminile che passa attraverso le professioni e la partita IVA. A livello di risorse, prevedere un congedo retribuito per le lavoratrici autonome non può che passare dall'accorciamento del congedo di maternità per le dipendenti.
Un congedo di maternità più breve fa bene a tutte. Non è un caso che USA e Inghilterra, dove vediamo più donne in posizioni di potere, abbiamo maternità brevi, anzi brevissime (anche troppo negli Stati Uniti). Il vero scandalo italiano non è l'assenza dal lavoro postparto (comunque da ribilanciare, coinvolgendo i padri), ma quella preparto: ci sono intere aziende dove il 100% delle donne che vanno in maternità ci vanno al secondo o terzo mese di gravidanza perché trovano un medico che dichiara la maternità a rischio. Ora, non c'è dubbio che alcune maternità siano difficili, e che se c'è rischio di distacco della placenta o simili bisogna stare a letto e non andare a lavorare. Ma occorre cominciare a controllare che la dipendente non se ne vada per sei mesi in giro a fare shopping e dal parrucchiere, a carico della collettività e dell'azienda. E i medici che fanno i certificati falsi (come quelli dei falsi invalidi e falsi ciechi) non sono medici "compiacenti", sono medici corrotti: devono essere sospesi dall'esercizio della professione e finire in galera.
Se fare un figlio vuol dire, per una donna, stare via qualche mese (e che per qualche mese si assenterà poi dal lavoro a sua volta il padre), le aziende, gli studi professionali e le pubbliche amministrazioni si organizzeranno per supplire all'assenza. Se continuerà a voler dire, come spesso accade, stare via un anno o un anno e mezzo, è molto più difficile che non siano penalizzate le donne in quanto tali. Anche quelle che non possono avere figli, non vogliono averne, o a cui semplicemente non capita che un figlio faccia parte del progetto di vita. Perché se vogliamo "valorizzare il ruolo della donna", allora dobbiamo valorizzarla come persona: e non solo come e in quanto madre. Uscire da quest'equivoco, credo, sarebbe un buon modo per portarsi a casa i voti delle donne.


domenica 9 dicembre 2012

Le responsabilità

Domani, alla riapertura dei mercati, vedremo quali pesanti responsabilità si porta addosso un centrodestra impazzito come la maionese per il solo piacere masochista di mandare a casa Monti e il suo governo prima del tempo.

Lasceremo incompiute riforme importanti, che sarà difficile riprendere in mano nell'Italia dei mille campanili. Voteremo di nuovo col Porcellum, neanche fosse il giorno della marmotta. Delle responsabilità dei governi di centrodestra degli ultimi anni, e degli elettori del centrodestra, penso siamo consapevoli.

Tra le responsabilità di chi ha governato al centrosinistra, una e gigantesca quella di non aver votato - quando, a malapena, ci sarebbero stati i numeri in Parlamento - una legge sul conflitto d'interessi. Non era difficile. Bastava una legge di tre righe. Non si è pensato di farlo. E rieccoci al giorno della marmotta.

Tra le responsabilità degli elettori del centrosinistra, quella di non aver capito che mandare avanti Renzi sarebbe stato l'unico modo di spingere il centrodestra a candidare Alfano, o Meloni, o chiunque altro da quelle parti passi per il nuovo che avanza. Con un duello elettorale tra candidati entrambi sotto i 60 anni, diciamo, saremmo stati quasi un Paese normale. Mandare invece avanti Bersani è stato un clamoroso assist al Cavaliere. E con una competizione elettorale da giorno della marmotta, l'unico che se la ride è Grillo.